Quest’oggi vi proponiamo la recensione di Power Rangers, l’atteso adattamento cinematografico della nota serie tv prodotta da Saban Entertainment andata in onda negli anni novanta. La regia del film, chiamato ad aprire un nuovo franchise al cinema, è stata affidata a Dean Israelite, nel cast spazio a cinque giovani leve, Dacre Montgomery, RJ Cyler, Naomi Scott, Ludi Lin e Becky G.

Cinque ragazzi con problemi di adattamento nella comunità di una piccola cittadina chiamata Angel Grove scoprono per sbaglio l’esistenza di cinque medaglioni capaci di donare loro enormi poteri. Al cospetto con Zordon, l’ultimo leader di una stirpe di protettori dell’universo conosciuto chiamati Power Rangers, i ragazzi iniziano a capire di essere l’ultima linea di difesa contro i piani bellici di Rita Repulsa, una ex Rangers passata al lato oscuro.

Protagonista di un esordio interessante con la pellicola sci-fi Benvenuti a Ieri (Project Almanac), il regista Dean Israelite con Power Rangers si ritrova davanti l’occasione di riportare alla gloria un vero e proprio mostro sacro dell’intrattenimento anni novanta, un prodotto capace ai suoi tempi di sviluppare serie televisive, fumetti, merchandising e film tv, un’occasione che di certo non capita tutti i giorni ad un regista semi-esordiente, sarà riuscito a sfruttarla?

L’approccio di Israelite alla regia di Power Rangers può essere considerato metodico e per certi aspetti anche scontato, il regista difatti apre la narrazione con alcuni cenni del passato dei Power Rangers (troppo pochi forse), passando via via alla presentazione dei singoli protagonisti, ognuno di essi con una discreta caratterizzazione, senza però dimenticare di omaggiare il materiale originale con spruzzate di furberie nostalgiche pro-fan. Fa però storcere il naso la “paura” del regista legata al non volersi spingere oltre la normale amministrazione, con Benvenuti a Ieri, per esempio, Israelite ha lasciato intuire di possedere enormi potenzialità narrative e registiche, dimostrando di poter far parte di quella schiera di nuovi registi capaci di impressionare con idee innovative, vogliamo perciò “bonariamente” pensare che il fiato sul collo di milioni di fan del franchise originale abbia fatto sì che certe espressioni artistiche rimanessero nel proprio guscio, magari in attesa di esplodere più avanti nel prosieguo della saga.

Piace, relativamente poco, la caratterizzazione del villain di turno (Rita Repulsa), qui il regista toppa clamorosamente non espandendo a dovere il background di un personaggio chiave dell’universo Power Rangers, egli difatti sposta tutta l’attenzione del pubblico sui protagonisti, magari anche quando non necessario, la speranza risiede nella possibilità che certe mancanze vengano colmate in futuri capitoli, sempre che Lionsgate rimanga soddisfata dei risultati al Box Office, finora non proprio eccelsi.

L’utilizzo degli effetti visivi non impressiona, qui Power Rangers non dimostra il potenziale da 100 milioni di budget, la comparsa del mitico Megazord ricorda una versione scolorita del primo Optimus Prime nel primo capitolo della saga cinematografica Transformers.

Il cast è relativamente poco conosciuto, nonostante ciò attori come Dacre Montgomey e Naomi Scott riescono comunque a dare il proprio contributo all’interno di una sceneggiatura talvolta banale e imbottita di riferimenti al passato televisivo della saga. Discreto l’apporto qualitativo di Elizabeth Banks, ma come già accennato la sua Rita Repulsa risulta ai nostri occhi piatta e pertanto mal caratterizzata.

L’avvio di questa nuova saga cinematografica, incassi permettendo ovviamente, può considerarsi un semplice esperimento atto a sondare il polso delle vecchie, ma soprattutto delle nuove generazioni, il target è chiaramente rivolto ai più giovani ed il confronto con altri titoli del genere cinecomic al momento risulta impossibile … non resta che attendere i prossimi capitoli per dare un verdetto più dettagliato.

Il Verdetto 6+

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