Masterminds – I geni della truffa (Masterminds) è un film diretto da Jared Hess e interpretato da Zach Galifianakis, Kristen Wiig, Owen Wilson e Jason Sudeikis. Il soggetto è tratto da fatti realmente accaduti che hanno visto compiersi la rapina più remunerativa nella storia statunitense.

La trama

David Ghantt è un mite impiegato presso la Loomis Fargo e ha il compito di guidare un furgone blindato adibito al trasporto valori. Ghantt conduce una vita monotona, sempre uguale, con una fidanzata che sta per sposare. Ghantt è però innamorato della collega Kelly Campbell la quale, licenziata per atteggiamenti poco ortodossi, trascina il mite David in una rapina capitanata da Steve Chambers, criminale di professione e amico della donna.

David riesce così a rubare 17 milioni di dollari in contanti e fugge in Messico con una piccola somma del denaro rubato con la promessa da parte di Kelly di raggiungerlo in seguito. In realtà, Steve e i suoi complici sperperano il resto in lussi. Ridotto alla fuga, David dovrà vedersela anche con un sicario assoldato da Steve con lo scopo di ucciderlo per impedirgli di rivolgersi alle autorità.

Il film

Traendo spunto da un fatto realmente accaduto che ha visto compiersi la rapina più redditizia della storia americana, il film di Hess tenta di coniugare le formule della commedia con spunti veritieri e realistici compiendo però un autentico passo falso.

La sceneggiatura, scritta a troppe mani da Emily Spivey, Jody Hill, Danny McBride, Chris Bowman e Hubbel Palmer, esaurisce quasi subito la materia di base, ovvero quella dell’americano medio continuamente vessato e privo di stimoli che trova nella rapina il modo di cambiare la propria vita, per virare verso la commediaccia hollywoodiana tipica degli anni Duemila.

La partecipazione dell’attore Galifianakis (che ha preso il ruolo previsto inizialmente per Jim Carrey) risulta così un boomerang; relegato al ruolo che lo ha reso famoso in Una notte la leoni, non riesce a imprimere al suo personaggio quella giusta dose di realismo necessaria a far credere, anche solo per un secondo, che ciò che si sta guardando è accaduto realmente. Forse volutamente, il regista opta per gag “slapstick” e situazioni facili senza trovare il coraggio necessario per affrontare temi più elevati, o quantomeno più approfonditi.

Così, dopo nemmeno mezz’ora di film assistiamo a tre peti,  un check-in in aeroporto en travesti davvero imbarazzante e a dialoghi paradossali o ridicoli che raggiungono il culmine nella scena in bagno con Sudeikis (improbabile nei panni del sicario, ma anche Wilson è fuori parte) e Galifianakis, risolta nel modo più facile e bambinesco possibile. E a nulla valgono gli inserimenti dei telegiornali e i servizi televisivi del periodo che fungono da testimoni reali alla vicenda: ad averla vinta è la risata facile, la quale, però, non arriva quasi mai.

Quella che poteva essere una commedia sofisticata specchio degli anni Novanta diventa una sterile sequela di gag prive di verve. Un’occasione mancata che non rende merito a nessuno, tanto meno agli autori reali della rapina.

Voto: 5