Avere un’idea originale è difficile, saperla riprodurre nel migliore dei modi è un’impresa per pochi. Ci è riuscito il regista britannico Steven Knight con Locke, film del 2013 interamente girato nell’abitacolo di una BMW X5.

La trama è basata sulla vita di Ivan Locke (Tom Hardy, impeccabile unico attore), giovane capocantiere stakanovista e padre di famiglia apparentemente perfetto. La sua reputazione è messa a dura prova per tutti i 90 minuti di visione, contrassegnati dal viaggio notturno verso Londra che lo porterà a conoscere il suo ultimo figlio, frutto della fugace relazione clandestina di sette mesi prima. E se mettere a repentaglio il suo matrimonio per assumersi le proprie responsabilità non fosse abbastanza, Locke è costretto a rinunciare al lavoro più importante della sua vita professionale, con il concreto rischio di essere licenziato.

Fatto di dialoghi quasi interamente condotti via telefono, il ritmo incessante della sceneggiatura di Steven Knight tiene nella morsa del ragno il protagonista per l’intera durata della pellicola. Spesso relegato a figura marginale dal pubblico, il lavoro del montatore non gode della fama che meriterebbe, sembra pertanto doveroso citare Justine Wright che, attraverso un montaggio documentaristico e pieno di suspense, contribuisce enormemente alla realizzazione di un film complesso, ma pienamente riuscito.

Famiglia, lavoro e integrità morale: è tutto a rischio per Locke, intento a combattere coi propri demoni in un thriller carico di tensione. Può un solo errore, piccolo o grande che sia, compromettere un’intera vita condotta all’insegna della rettitudine? Esiste una linea di confine tra bene e male? Ed una volta superata questa linea, è possibile tornare indietro?