Ci sono film che ti colpiscono e ti lacerano l’anima: è questo il caso de La voce di Hind Rajab, scritto e diretto dalla regista Kaouther Ben Hania. Questa recensione è rimasta in bozza per mesi perché, sin dalla sua visione in anteprima a Venezia 82 – dove il film ha conquistato il Leone d’Argento – l’opera ci ha scosso nel profondo. Dopo il debutto al Lido, la pellicola ha proseguito il suo percorso tra i festival (vincendo il premio del pubblico a San Sebastián 2025), conquistando critica e spettatori, fino all’attuale candidatura agli Oscar.
Il punto di partenza è il 29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata di emergenza: una bambina di sei anni è intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza e implora di essere salvata. Mentre cercano di tenerla al telefono, i soccorritori fanno tutto il possibile per farle arrivare un’ambulanza. Quella bambina era Hind Rajab. Il film funge da ponte tra realtà e finzione, tra la vita e la morte di migliaia di innocenti.

La ricostruzione di una tragedia
La voce di Hind Rajab restituisce al pubblico, ricostruendo la storia, la vicenda di una bambina di 6 anni che, nel nord di Gaza, si trova rinchiusa in un’automobile che doveva portarla in salvo, circondata dai corpi dei suoi familiari uccisi durante un attacco israeliano.
Hind Rajab è una bambina che parla al telefono con i soccorritori della Mezzaluna Rossa (la nostra Croce Rossa) e li supplica chiedendo loro di salvarla. La regista tunisina Kaouther Ben Hania non ci mostrerà mai il volto della bambina, ci farà sentire unicamente la sua voce, la sua richiesta d’aiuto mentre dialoga con gli operatori umanitari che sono imprigionati in uno schema fatto di regole dettate dai piani di emergenza e sicurezza.
Hind Rajab è una bambina che parla al telefono con i soccorritori della Mezzaluna Rossa (la nostra Croce Rossa) e li supplica chiedendogli di salvarla. La regista tunisina Kaother Ben Hania non ci mostrerà mai il volto della bambina, ci farà sentire unicamente la sua voce, la sua richiesta d’aiuto mentre dialoga con gli operatori umanitari che sono imprigionati in uno schema fatto di regole dettate dai piani di emergenza e sicurezza.
Lo spettatore è prigioniero, ipnotizzato davanti allo schermo, dove ha di fronte uno schermo nero e delle onde sonore che rappresentano la registrazione della telefonata di Hind. È impotente, disarmato come lo sono gli operatori che cercano di tranquillizzare la bambina e di tenerla “al sicuro” mantenendo attiva la conversazione per collocarla con precisione.
Assistiamo ad uno spettacolo atroce e quanto mai realistico.
L’agonia della bambina è lacerante, ed estenuante la ricerca ossessiva di un piano d’azione per trovare un corridoio umanitario sicuro per poterla estrarre senza perdere ulteriori uomini. La voce della bambina si alterna al caos emotivo e fisico degli operatori telefonici che cercano di far qualcosa, perché salvare quella bambina significherebbe mettere in pausa quel conflitto che ormai è diventato pane quotidiano.
I silenzi sono carichi di orrore e rabbia, e colmi di sensi di colpa. Si è imprigionati, senza alcuna via d’uscita.
Quando la realtà irrompe nella finzione
Nel corso di tutto il film non vediamo mai il volto della bambina, un immagine satellitare, riusciamo a focalizzarla quando ormai è troppo tardi e vediamo le riprese reali dei ritrovamenti dell’auto distrutta dei suoi familiari, dell’ambulanza dei soccorsi saltata in aria, l’estrazione dei cadaveri.
La finzione cessa di andar avanti e la realtà entra preponderante in scena: sugli smartphone e sui monitor dei personaggi-attori appaiono le immagini e le voci reali dei protagonisti della vicenda. Il cinema è uno strumento necessario per scuoterci e mostrarci quello che non vogliamo vedere, la schifosa realtà.
La voce di Hind Rajab è uno schiaffo necessario che ci riconnette con una pagina orrenda e reale.
Un film così emozionale e così necessario non si vedeva da anni. Un racconto di una storia vera, quella di una bambina e delle conversazioni tra lei e gli operatori dei soccorsi, che tocca il cuore attraverso il dolore vero di una bambina vera. Forse solo così possiamo capire davvero quello che abbiamo visto e continuiamo a vedere nei telegiornali.
La voce di Hind Rajab diventa così il manifesto di una tragedia e di una richiesta d’aiuto importante e reale che, ad oggi, non è ancora terminata.
Recensione La voce di Hind Rajab: il film di Ben Hania

Regista: Kaouther Ben Hania
Data di creazione: 2026-02-19 10:21
5
Scopri di più da Universal Movies
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

