E’ appena uscito nelle sale italiane La Terra dell’Abbastanza, primo lavoro dei fratelli D’Innocenzo, giovanissimi registi romani in rampa di lancio, allievi di Matteo Garrone. Ecco la nostra recensione.

Nel film, ambientato nella periferia romana, troviamo un casto misto.  Talentuosi attori ventenni come Matteo Olivetti e Andrea Carpenzano insieme a grandi volti del cinema e dello spettacolo italiano come Luca Zingaretti e Max Tortora.

LA TRAMA

Mirko e Manolo sono due adolescenti della periferia romana con scarse prospettive di futuro. Una sera un evento casuale cambia le loro vite: investono con la macchina un uomo inviso ad un clan di malavitosi. Per ringraziamento il boss di questa organizzazione criminale li ingaggia come killer, istradando i due al mondo del crimine e dei soldi facili. Dopo i successi iniziali ed i primi guadagni, gli eventi inizieranno a prendere una piega inaspettata.

LA RECENSIONE

E fino a qui, leggendo la trama, qualcuno potrebbe pensare: “ok, l’ennesimo film con due diciottenni che buttano la loro vita inseguendo soldi facili e poi muoiono ammazzati”. Si, più o meno la trama è questa e, solo in teoria, non sarebbe neanche originalissima. Ma in realtà La Terra dell’Abbastanza è molto di più. Un film che ricorda quasi il grande verismo italiano degli Anni Cinquanta, una pellicola che si colloca agevolmente tra le migliori del 2018.

Guardare La Terra dell’Abbastanza non è come andare a vedere un normale film. Le scene sono così vive, così vere, che sembra quasi di essere lì, nella desolazione esistenziale della periferia romana.  Si ha come l’impressione di sentire da pochi metri i dialoghi, incredibilmente vividi, tra i bravissimi attori del cast. Tutto in questo film è talmente fedele alla difficile realtà che i registi vogliono raccontare, da pensare quasi di essere alle prese più con un documentario, che con una pellicola cinematografica.

Il merito di questo piccolo capolavoro, oltre che alla bravura dei registi, va all’interpretazione eccezionale dei due giovanissimi attori. Mirko (Marco Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano) non sembrano neanche recitare, ma danno piuttosto l’idea di vivere davvero le loro vite. I dialoghi, le movenze e il registro linguistico sono riprodotti in maniera incredibilmente fedele, senza essere mai esagerata, senza sconfinare nella macchietta.

La Terra dell’Abbastanza racconta una storia forte, piena di significati, che invita lo spettatore a riflettere dai primi minuti, fino a diverse ore dopo il termine della proiezione. Il tema classico del disagio giovanile e delle difficoltà materiali dei ceti più indigenti si dipanano sotto molteplici sfaccettature, tutte trattate con una straordinaria profondità. Dal rapporto madre-figlio, all’amicizia adolescenziale, fino agli amori giovanili e ad una più generale riflessione sul senso stesso della vita.

Nel contesto di un cinema italiano in profonda crisi di idee, ancor prima che di risorse, questo film dei giovani fratelli D’Innocenzo rappresenta davvero una boccata d’ossigeno. Insieme al capolavoro Dogman di Matteo Garrone, La Terra dell’Abbastanza aggiunge un altro importante e pregevole capitolo al nuovo corso del verismo italiano degli anni 2000.

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