Quasi otto milioni di telespettatori ieri sera hanno visto su Rai 1 La Mossa del Cavallo. Risultato eccezionale per la prima trasposizione televisiva di uno dei tanti romanzi storici scritti dal grande Andrea Camilleri. Noto al grandissimo pubblico per Il Commissario Montalbano, lo scrittore siciliano ha colpito nel segno anche con questo intrigante poliziesco ambientato 150 anni fa. Ecco la nostra recensione de La mossa del Cavallo, disponibile anche su Rai Replay.

TRAMA

1877, a sedici anni dall’Unità d’Italia, la Sicilia è ancora una terra di nessuno, dove lo Stato unitario fatica ad imporre le sue leggi e le sue regole. Il finanziere Giovanni Bovara, siciliano ma cresciuto a Genova, è inviato nello sperduto paese di Montelusa per indagare sull’evasione della famosa Tassa sul Macinato da parte dei mulini. Il suo modo di fare sabaudo, la sua intransigenza da burocrate del Nord Italia lo porteranno presto a scontrarsi con i potentati locali, gli intrighi, un dialetto incomprensibile e i problemi di una terra dove l’Italia sembra un concetto quantomai astratto.

LA RECENSIONE

La Mossa del Cavallo è la trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo scritto da Andrea Camilleri nel 1999. Come spiega l’autore, la trama è basata su una storia vera della quale Camilleri è venuto a conoscenza tramite ricerche d’archivio. Se il romanzo era già bello, i risultati di questo esperimento televisivo sono grandiosi. Una sorta di giallo poliziesco ambientato in una intrigante Sicilia post unitaria, tra fascino e contraddizioni.

Il primo grandissimo merito è proprio questo, l’ambientazione. La Sicilia post risorgimentale è un luogo che offre infiniti spunti di riflessioni storiche e culturali, oltre che grandi possibilità narrative. Nonostante ciò, oramai da anni nessuno, ne in Italia ne all’estero, aveva avuto la forza e l’ambizione di riprendere in mano questo delicato argomento della storia italiana. Ci è voluto il grande Camilleri, con la collaborazione di una Rai finalmente coraggiosa.

La trama, inutile negarlo, segue a grandi linee lo schema ben conosciuto dagli amanti delle indagini de Il Commissario Montalbano. Ma questo, chiariamolo subito, è un merito. Se una cosa funziona, perché cambiarla? Al massimo si possono fare degli aggiustamenti relativi al tema che si vuole trattare e al conteso. E questi aggiustamenti ci sono, eccome. In La Mossa del Cavallo infatti, il focus non è tanto sull’indagine del finanziere Mortara, interpretato in maniera strepitosa da Michele Riondino, ma sul tentativo di mostrare i meccanismi alla base della società siciliana dell’epoca.

Con il consueto stile leggero, tra il comico e il grottesco, Camilleri e gli sceneggiatori televisivi hanno spiegato in due ore le origini della mafia e dei potentati locali siciliani. Non era facile, tutt’altro e l’arma scelta è stata quella del dialogo, che domina incontrastato. Lunghissimi scambi di battute tra attori non famosissimi, ma di grandi capacità, che però non annoiano mai. Il segreto sta, oltre che nella bravura degli interpreti, nella ricchezza dei contenuti.

Il solo dialogo tra il protagonista, il finanziere Mortara e l’intendente siciliano Spampinato (Coco Gulotta), tra risate e battute, spiega in dieci minuti gran parte dei primi anni dell’Italia Unita: l’impossibilità per un settentrionale di capire il siciliano, la difficoltà di penetrazione dello Stato unitario al Sud, la miseria delle masse, l’origine della mafia e del suo sistema di potere. E’ un realismo crudo, ma allo stesso tempo familiare, aperto al grande pubblico. Una formula vincente già sperimentata con Salvo Montalbano.

Infine, un plauso alla scenografia, veramente spettacolare. Questi luoghi assolati, il mare, i boschi con i briganti, i personaggi che fanno “da contorno”, la scelta di mostrare spesso il cibo, l’accuratezza delle uniformi: TUTTO fa respirare allo spettatore questa incredibile atmosfera della Sicilia di fine ottocento, senza però mai cadere nel clichè e nel banale. Andrea Camilleri ha scritto molti altri romanzi ambientati in questo luogo e in questo periodo. Rai, VI PREGO, fateceli vedere. E’ uno spettacolo.

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