Abbiamo visto in anteprima La Buona Uscita, il nuovo film diretto da Enrico Iannaccone con un cast formato da Gea Martire, Marco Cavalli e Andrea Cioffi, ecco qui di seguito la nostra recensione.

Lucrezia Sembiante è una professoressa alla soglia dei 60 anni che ha fatto della libertà sessuale un punto cardine della sua vita, senza interessarsi dell’appellativo di “ninfomane”. Marco Macaluso è il suo amante storico, ora alle prese con la bancarotta fraudolenta della sua azienda, inguaribile ottimista che nasconde dietro la facciata di uomo gentile un animo senza scrupoli. Anche suo fratello Andrea resterà invischiato nella storia…

Enrico Iannaccone, classe ’89, è un giovane regista partenopeo che è riuscito a portarsi a casa nel 2013 il David di Donatello per il miglior cortometraggio, il cui titolo è “L’esecuzione”, ed è autore anche di altri premiati film brevi.  “La buona uscita”, che segna il suo esordio alla regia di un lungometraggio, è un’opera prima coraggiosa e inusuale che racconta, attraverso la vena grottesca di commedia nera, la storia di una ricca borghesia napoletana, menefreghista e strafottente nei confronti di tutti, che maschera, attraverso una dialettica ipocritamente rispettosa, un profondo vuoto morale.

La più grande forza del film, prodotto, oltre che dallo stesso Iannaccone, da Luciano Stella, è quella dell’assenza di luoghi comuni in ogni ramo dell’opera, dai dialoghi, sagacemente ironici e pungenti, alla costruzione dei personaggi, dagli snodi narrativi all’utilizzo degli spazi scenici.

Quest’ultimo elemento è cardinale nella comprensione del legame tra l’estetica del film e l’interiorità dei personaggi in quanto i luoghi diventano, in un’alternanza continua di spazi pubblici e privati, non un personaggio a sé stante ma, in un certo senso, parte stessa dei personaggi in quanto rappresentazione della loro interiorità.

Non solo il modo in cui sono scritti i già citati dialoghi, ma anche la messa in scena di questi, ossia attraverso l’uso di lunghi piani sequenza o del long take, entrambi spesso e volentieri senza movimenti di macchina, dona al film una determinata atmosfera teatrale a cui contribuisce la verve degli interpreti. Gea Martire, Marco Cavalli e Andrea Cioffi infatti riescono a dare ai rispettivi personaggi le giuste sfumature che presuppone un’opera così variegata e complessa come questa.

Insomma l’opera prima di Enrico Iannaccone, anche sceneggiatore e montatore del film, è un lavoro inusuale che lascia impressa un’impronta autoriale ben definita e non è cosa da poco, considerando appunto che si tratta di un’opera prima.

VOTO: 8

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