La magia di alcune storie che passano sul grande schermo é quella di trasportarti nella loro epoca pur non avendola vissuta, é il caso de La Battaglia dei Sessi di Jonathan Dayton e Valerie Faris, dal 19 ottobre al cinema. Questa è la nostra recensione.

Non é semplice raccontare il cambiamento che stavano vivendo gli Stati Uniti d’America negli anni ’70, eppure i due registi del cult movie Little Miss Sunshine ci sono riusciti.

É il 1973, un anno cruciale per le rivendicazioni femministe (lotte contro discriminazioni e pro parità salariale) un gruppo di tenniste capitanate dalla campionessa Billie Jean King (Emma Stone) si rendono indipendenti dalla Federazione nazionale a causa della disparità economica del premio messo in palio per il Southwest Pacific Open: il premio femminile ammontava a 1500 dollari, mentre il maschile a 12500 (!!).

Billie Jean King ha sempre dimostrato di avere carattere, sia sul campo da gioco che fuori, e non le manda a dire, rimboccandosi le maniche e organizzando con le altre giocatrici una serie di tornei che dimostrino quanto pubblico riesca a catalizzare il tennis femminile.

Il movimento creato dalle campionesse statunitensi non lascia indifferente i colleghi del sesso opposto, tanto da attirare l’attenzione di Bobby Riggs (Steve Carell). Ex campione di tennis maschile, schiavo del gioco, maiale sessista secondo sua stessa ammissione, tenta di convincere la n1 del tennis femminile a sfidarlo in un duello show televisivo. Un evento unico, non solo a livello sportivo, ma anche dal punto di vista sociale, tanto da essere definito dai media del tempo “la battaglia dei sessi”. 90 milioni di spettatori in tutto il mondo hanno seguito la sfida del secolo, dove in campo non c’é stata unicamente la rivalità di due campioni di tennis ma anche la conquista dell’uguaglianza cercata dalle donne (e forse finalmente riconosciuta dagli uomini).

Assistiamo alla straordinaria storia di una continua lotta per la rivendicazione di una parità di genere etero e omosessuale, dove un’esponente dello sport ci mette la faccia, rendendosi paladina di questa passionaria battaglia. Emma Stone si impegna nel non sfigurare al fianco dell’istrionico Steve Carell che come Bobby Riggs é uno showman che buca lo schermo, cercando di offuscare la campionessa bruttina con gli occhiali. Eppure pur essendo nemici sul campo, i due sportivi si sono sempre rispettati tanto da diventare amici fuori dai campi da gioco.

I registi Jonathan Dayton e Valerie Faris sono stati in grado di svolgere un lavoro elaborato nel saper dosare il tema sportivo con quello sentimentale, tematiche che si intrecciano nelle vite dei due protagonisti, iconici. Un’attenzione minuziosa é dedicata ad ogni piccola caratteristica della pellicola che é stata girata su bobbine da 35mm con ottiche tipiche degli anni settanta.

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La battaglia dei sessi, di Jonathan Dayton e Valerie Faris
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