Il 15 settembre uscirà nelle sale italiane Demolition, ultima fatica del regista canadese Jean-Marc Vallèe. Il cast è semplicemente stellare: Jake Gyllenhaal come protagonista, attorniato da attori del calibro di Naomi Watts e Chris Cooper. Noi siamo andati a vedere la prima italiana, per capire se performers stratosferici siano riusciti a fare un film stellare.

TRAMA:

David Mitchell ha sposato una ricca moglie che non riesce ad amare. Quando lei muore in un incidente stradale lui non si dispera, non piange, ma impazzisce, interrogandosi sul senso della vita. Inizia a scrivere assurdi reclami ad una società di distributori automatici, lamentandosi del servizio. Pian piano che la corrispondenza con la signora Karen, dell’assistenza clienti, va avanti, tra i due si crea un legame speciale. David e Karen iniziano a frequentarsi e il fresco vedovo diventa una sorta di maestro di vita del giovane figlio adolescente e omosessuale di Karen. Grazie a queste due figure precarie della società americana David inizia a demolire la sua vita precedente e a ricostruirne una nuova. Con demolire intendiamo proprio quello, in quanto il protagonista ama spaccare tutto con una mazza per sentirsi più libero, compresa la casa da un milione di dollari. 

Se la trama vi sembra, stramba e contorta, bene, LO E’!. Sinceramente questo è uno dei film più strani che io abbia mai visto. In due ore sono passato dalla assoluta adorazione di scene che danno risalto ad uno dei migliori attori del panorama hollywoodiano come Jake Gyllenhaal, fino allo sconcerto per momenti che non riuscivano a trovare un filo logico all’interno della storia. In generale si può tranquillamente affermare che il cast lavora in maniera eccezionale, alcuni dialoghi sono profondissimi e appaganti, ma poi quando si va a fare la somma di tutti questi singoli momenti del film, risulta assai difficoltoso capire quale sia stato il percorso di David, il protagonista, né tanto meno quale sia il messaggio complessivo che il regista vuole trasmettere agli spettatori.

In teoria Jean Marc-Vallèe intende comunicare il difficoltoso percorso di questo prototipo del borghese di New york. Grazie ad uno shock terribile come la perdita della moglie, David rinuncia ai “must” tipici del benestante del ceto medio-alto americano, radendoli al suolo (televisore al plasma, casa di lusso, macchina etc) e capisce i veri valori della vita. Ebbene il messaggio NON ARRIVA al pubblico. La trama è troppo contorta, si perde in alcuni “sotto-argomenti” trattati in maniera superficiale (tipo gli eccessivi guadagni nel mondo della finanza americana, l’omosessualità nel mondo della scuola) e non fa uscire prepotentemente il pensiero del regista. Il tutto, aggravante, nonostante un già citato cast che lavora molto bene.

Ma, si sa, quando un generale non guida bene le sue truppe, anche i più valorosi tra i soldati moriranno senza gloria. E questo film è cosi, una grande occasione mancata, che non permette a Jake Gyllenhaal di esprimere le sue doti eccezionali in maniera proficua, così come era successo nell’eccellente Nightcrawler, Lo Sciacallo, sotto la guida di Dan Gilroy. Il tonfo già avvenuto nei botteghini statunitensi è una naturale conseguenza della mancanza di senso compiuto di questa pellicola. Difficilmente in Italia la reazione dei cinefili sarà più tiepida.

Voto 5