Quest’oggi vi proponiamo la nostra recensione di Cars 3, il nuovo film d’animazione realizzato da Pixar Animation, diretto da Brian Fee.

All’avvio di Cars 3, il leggendario Saetta McQueen (Owen Wilson), l’orgoglio del marchio Rust-eze, è travolto da una nuova razza di corridori di alta tecnologia, incarnata da Jackson Storm (Armie Hammer), un demonio veloce e snello pronto a mettere in pensione il grande campione. Sterling (Nathan Fillion), nuovo sponsor di Saetta, offre un addestramento al fuoriclasse, che segue così un percorso di rieducazione tradizionale, già seguito in passato, dal suo idolo e mentore Doc Hudson (la voce di Paul Newman ritrovata grazie ad un certo audio di archivio) per tornare in pista da vincente. Arriva lentamente per Saetta la grande illuminazione, trascinato anche dalle parole della fidanzata Sally (Bonnie Hunt), dal fedele camionista Mater (Larry the Cable Guy), dal trainer hi-tech Cruz (Cristela Alonzo) e da Smokey (Chris Cooper), ex capo dell’equipaggio di Doc; riprende così la propria vita e il proprio talento in mano, pronto così per gareggiare, a testa alta, nella gara finale.

Come nel primo film, i temi della giovinezza contro la vecchiaia e il cambiamento hanno, ancora una volta, un ruolo prominente nello script. A tal proposito Kiel Murray, Bob Peterson e Mike Rich mantengono i personaggi originali (sebbene in ruoli molto più piccoli) e ne introducono di nuovi e coinvolgenti – in particolare la Cruz interpretata ancora una volta da Cristela Alonzo, così da dare maggior rilievo ai temi sopra citati. Nel corso del decennio passato dal primo episodio di Cars ci sono stati alcuni spostamenti evidenti sul fronte del casting vocale. Oltre alla morte di Newman e George Carlin, che ha dato origine al carattere di Fillmore (ora interpretato da Lloyd Sherr), infatti, la voce di Chick Hicks, precedentemente fornita da Michael Keaton, è ora interpretata da Bob Peterson.

Come i suoi predecessori, il film è visivamente di impatto, in particolare per le sequenze realistiche di corse ambientate lungo una spiaggia durante la “golden hour” e poi durante una notte di luna piena. Brian Fee, che ha servito come artista di storyboard nei primi due film della Serie Cars, sceglie un esordio registico piacevole dando più spazio ai personaggi piuttosto che alle loro azioni, purtroppo però, non ci regala grandi emozioni, a causa di una sceneggiatura debole; il risultato appare così, piuttosto languido rispetto ai primi due film.

Se esiste una variabile coerente nel cosiddetto “Pixar Touch“, che ha sostenuto gli studios di animazione in questi anni, è la possibilità di trasportare potenti tropici cinematografici nel mondo del film per bambini.  E’ sempre stata mostrata una profonda riverenza per le tradizioni narrative sofisticate e i film “Cars” precedenti, sono andati finora in questa direzione.

I primi due “Cars” sono stati accompagnati dal guru Pixar John Lasseter, ma in questo ultimo film è stata scambiata la sofisticazione associata al marchio per archetipi forzati e gag superficiali. Forse l’arresto è venuto dal punto di partenza: non è mai stata una scommessa sicura che i travagli di veicoli parlanti con occhi neri (in un mondo privo di altre specie) potessero convincere sino in fondo, e finalmente questo ultimo film sostiene questo punto di vista, presentando solo poche idee nuove e convincenti.

Nonostante i suoi numerosi personaggi originali e tutte le buone intenzioni, Cars 3 sembra una cartolina d’auguri a Newman, la cui assenza, si fa sentire, pertanto non può colpire come ha fatto nelle edizioni precedenti.