Esce oggi Blade Runner 2049, il film diretto da Denis Villeneuve, che fa da sequel al cult diretto da Ridley Scott nel lontano 1982. Questa è la nostra recensione.

Dal 2019 al 2049 molte cose sono cambiate: la Tyrell Corporation é ormai fallita e i suoi lavori sono stati acquisiti dalla Wallace guidata dal controverso Neader Wallace (Jared Leto). I nuovi replicati creati sono ubbidienti, elaborati per colmare le lacune dei vecchi modelli rivoluzionari protagonisti di episodi spiacevoli trent'anni prima.

L'agente K (Ryan Gosling) ha il compito di recuperare ed eliminare -é un blade runner- i vecchi modelli "difettati" Nexus 6 " ma durante un recupero viene a conoscenza di qualcosa che nè lui nè il suo capo Madem (Robin Wright) avrebbero mai immaginato.

Villeneuve ci accompagna in questo viaggio tra scenari desolati e distrutti, giunti in un futuro distrofico che ha superato repressioni e cambiamenti che hanno massacrato fisicamente (ma sopratutto) emotivamente l'essere umano.

"Voi nuovi modelli siete felici di raschiare la merda. Non avete mai visto un miracolo."
Sapper Morton (Dave Bautista)

Blade Runner 2049 non fa rimpiangere l'opera di Ridley Scott, bensì riesce nell'impresa di immaginare un nuovo mondo che si colleghi alla futurista Los Angeles del 2019. Sembra voler prendere le distanze dal romanzo di Philiph K.Dick, pur continuando la sua narrazione creandone una nuova realtà che funziona nel corso dei 163 minuti.

L'agente K é diverso da Rick Deckard (Harrison Ford), ha un controllo ferreo della sua emotività quasi del tutto azzerata, é fedele alla sua missione, seppur messo a dura prova in corso d'opera. Non ha legami affettivi se non con la sua compagna di vita Joi (Ana de Armas), un ologramma che colma la sua solitudine. Niente é come sembra, eppure le sue azioni e reazioni sono assolutamente condivisibili.

Blade Runner 2049 non risponde alle domande che ci siamo posti nel 1982, bensì lascia nella mente dello spettatore ulteriore confusione lasciando insoluti i quesiti che nascono durante la visione. Si apre a nuovi scenari rimanendo fedele all'originale, spingendoci verso la tangibilità della ricerca della verità.

É assolutamente comprensibile la diffidenza degli spettatori che hanno amato il cult degli anni 80, ma questo non deve bloccare lo spettatore nel dare una possibilità a questo sequel che vola su strada propria. Lo spettacolo visivo che ci regala Villeneuve é ben oltre quello che abbiamo già assistito in film di genere caratterizzati da scenari mozzafiato offerti dalla magistrale fotografia di Roger Deakins. Ci si innamorerà persino della desolante e decadente Las Vegas popolata da ologrammi che rievocano i fasti d'oro di quella scintillante città.

Oltre ad essere inebriati da questa frettolosa evoluzione, ci si ritrova a riflettere di continuo sull'io e sul cambiamento che ci travolge minuto per minuto, ricordandoci i punti fermi della vita con calma e razionalità.

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