Il 17 ottobre arriva nelle sale italiane la storia di un bambino nominato Alfiere della Repubblica: Alessandro Aronadio nel film Per Te rende omaggio alla storia di questo ragazzino che, in realtà riguarda tutti che abbiamo paura di dimenticare. Vi presentiamo la nostra recensione.
Per te, scritto da Alessandro Aronadio, Ivano Fachin e Renato Sannio, è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ed esce nelle sale italiane il 17 ottobre distribuito da Piper Film. La storia è liberamente ispirata al libro “Un tempo piccolo” di Serenella Antoniazzi (Gemma Edizioni).
Il cast è composto da Edoardo Leo, Teresa Saponangelo, Javier Francesco Leoni, Giorgio Montanini, Eleonora Giovanardi, Guia Jelo, con la partecipazione di Daniele Parisi.
Qual è la trama del film Per Te
Nel 2021 un bambino di 11 anni di nome Mattia Piccoli viene nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella per “l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre”.
Questo film racconta la sua storia e quella del papà Paolo che, poco più che quarantenne, lentamente comincia a perdere pezzi della sua memoria. Ma proprio mentre il mondo inizia a sfumare, lui sceglie di restare vicino a ciò che conta davvero, forte anche dell’amore della moglie Michela. Insieme al figlio intraprende un percorso fatto di quotidianità condivisa, risate improvvise e silenzi che parlano.
Una storia che celebra la potenza dell’amore oltre il tempo e la memoria.

La nostra recensione del film Per Te
Con Per te, Alessandro Aronadio firma un’opera di rara sensibilità, capace di raccontare la fragilità umana con uno sguardo intimo e mai compiaciuto. Ispirato alla storia vera di Mattia Piccoli, il film segue il percorso di Paolo, un padre quarantenne colpito da Alzheimer precoce, e del figlio undicenne che sceglie di accompagnarlo nel suo lento congedo dalla memoria.
La fotografia di Francesco Di Giacomo è il primo strumento narrativo che ci cattura. Le immagini sembrano respirare insieme ai personaggi: i toni caldi e dorati dei primi momenti familiari restituiscono un senso di protezione e quotidianità, mentre l’avanzare della malattia è accompagnato da una graduale de-saturazione cromatica, come se la realtà stessa si stesse scolorendo. L’uso del fuoco selettivo isola i volti, li sospende in un tempo incerto, mentre i controluce e le dissolvenze visive nelle sequenze più oniriche evocano la perdita di sé, la confusione, ma anche la bellezza struggente del ricordo.
In questo spazio visivo sospeso si muovono personaggi che sembrano scolpiti nella carne viva dell’esperienza. Edoardo Leo, nei panni di Paolo, è straordinario nel restituire la dignità e la vulnerabilità di un uomo che, pur consapevole della propria condanna, cerca di lasciare al figlio un’eredità fatta di amore, gesti e parole. Il suo volto, sempre più segnato da un’assenza che avanza, racconta la paura di sparire, ma anche la volontà di restare, almeno nel cuore di chi ama.
Javier Francesco Leoni, nel ruolo di Mattia, è una rivelazione: il suo sguardo, spesso più eloquente dei dialoghi, incarna la forza silenziosa di un bambino che cresce troppo in fretta, imparando che l’amore è anche cura, attesa, rinuncia. Accanto a loro, Teresa Saponangelo è una madre che si fa roccia e rifugio, trattenendo con dolcezza e fermezza i fili di una famiglia che rischia di sfilacciarsi.
Ma è Giorgio Montanini, nel ruolo del fratello di Paolo, a sorprendere per intensità e misura: il suo personaggio, inizialmente ruvido e distante, si rivela progressivamente come un uomo ferito, incapace di esprimere il proprio dolore se non attraverso il silenzio e la rabbia. La sua presenza aggiunge profondità al racconto, incarnando quella parte di noi che fatica ad accettare la fragilità, ma che alla fine si arrende all’evidenza che “bisogna prendersi cura delle cose rare”.
La sceneggiatura, firmata da Aronadio con Ivano Fachin e Renato Sannio, è costruita con una precisione chirurgica e un cuore spalancato. Evita il melodramma, preferendo la via della sottrazione, del non detto, del gesto minimo. Ogni parola è scelta con cura, ogni silenzio è un respiro necessario. Il film non cerca mai la lacrima facile, ma accompagna lo spettatore in un percorso di consapevolezza e tenerezza.
“Le storie fanno bene a chi le ascolta e a chi le racconta”, dice Mattia al padre durante una visita al parco e in quella frase si racchiude il senso profondo dell’opera: raccontare per non dimenticare, per lasciare un segno, per trasformare il dolore in memoria condivisa.
“Per te” è un film che si insinua con delicatezza e resta a lungo, come una carezza che consola. È un invito a guardare con occhi nuovi le persone che amiamo, a riconoscere il valore dell’ordinario, a non dare mai per scontato ciò che oggi ci sembra eterno. Perché, in fondo, prendersi cura è un atto d’amore radicale, e ogni storia, se raccontata con verità, può diventare un rifugio per chi la ascolta e per chi la vive.
Per te | Recensione del toccante film con Edoardo Leo - Universal Movies

Regista: Alessandro Aronadio
Data di creazione: 2025-10-20 10:35
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Uscita da poco dal cinema, film bello, toccante e cm sempre straordinario Edoardo Leo, non si smentisce mai in qualsiasi ruolo! Ancora piango 😭