La 98ª edizione degli Academy Awards non è stata solo una celebrazione del cinema, ma come sempre anche un vero e proprio spettacolo di eventi imprevisti. Mentre sul palco trionfavano Paul Thomas Anderson e Michael B. Jordan, dietro le quinte e davanti alle telecamere si consumava la “vera” cronaca della serata.
Conan O’Brien e il monologo “al veleno”
Il padrone di casa Conan O’Brien ha centrato l’obiettivo con un monologo di apertura tagliente. Oltre alle immancabili battute sull’attuale clima politico americano (evitando di nominare Trump, ma colpendone le politiche), O’Brien ha preso di mira il caro Timothée Chalamet, ironizzando sulla sua recente “crociata” contro balletto e opera lirica. Il culmine? Quando ha suggerito che, visti i tempi, il prossimo anno a presentare potrebbe essere “una Waymo con lo smoking“.
La polemica del “taglio” orchestrale
Non c’è notte degli Oscar senza il momento “imbarazzo”. Quest’anno, a finire nel mirino della critica social è stata la gestione dei tempi per la categoria Miglior Canzone Originale. Quando il team dietro la hit di KPop Demon Hunters è salito sul palco per il ritiro del premio (un momento storico, essendo il primo brano K-pop a vincere), l’orchestra ha iniziato a suonare con un volume prepotente non appena uno degli autori ha provato a parlare, portando a una brusca interruzione e al passaggio immediato alla pubblicità. Il pubblico online non l’ha presa affatto bene, parlando di mancanza di rispetto per una vittoria culturale così significativa.
Javier Bardem e l’impegno politico
Come da previsione, la notte degli Oscar ha avuto anche il suo momento di “resistenza” politica. Javier Bardem, salito sul palco insieme a Priyanka Chopra Jonas, ha indossato una spilla con la scritta “No a la Guerra” e un simbolo di supporto alla Palestina, lanciando un appello chiaro durante la consegna del premio per il Miglior Film Internazionale. Un gesto che ha diviso il pubblico in sala, ma che ha dominato il dibattito mediatico subito dopo.
Dietro le quinte: Jordan e Coogler
Se la sala ha visto la tensione, il Governors Ball ha offerto scene più distese. Michael B. Jordan ha raccontato ai giornalisti nel backstage di aver dovuto attendere quasi un minuto intero prima che la sala smettesse di applaudire per poter iniziare il suo discorso. Dal canto suo, Ryan Coogler ha regalato uno dei momenti più dolci, dedicando parte del suo successo al professore di inglese che, quando aveva 17 anni, lo spinse a credere che potesse scrivere per il cinema.
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