E’ iniziata così la corsa agli Oscar per l’Italia. La commissione composta da Nicola Borrelli, Tilde Corsi, Roberto Sessa, Osvaldo De Santis, Francesco Melzi d’Eril, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Paolo Sorrentino e Sandro Veronesi ha scelto il film che rappresenterà il nostro paese nella corsa agli Oscar nella categoria di miglior film straniero: il film scelto è Fuocoammare di Gianfranco Rosi.

Fuocoammare, già vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, ha sbaragliato la concorrenza di film come Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Pericle il Nero di Stefano Mordini, Indivisibili di Edoardo De Angelis, Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno e Suburra di Stefano Sollima.

Viene facile dire che il cinema d’autore, il documentario a essere più precisi, ha avuto la meglio sul cinema nazional-popolare se così lo vogliamo definire: certo, film come Perfetti sconosciuti (di cui si parla già di un remake americano) e Lo chiamavano Jeeg Robot hanno avuto uno straordinario successo di pubblico e di critica, ma la scelta di Fuocoammare testimonia la voglia che c’è di percorrere strade più impervie e meno scontate, soprattutto se il film in questione tratta un argomento delicato e attuale come le stragi dei migranti nei nostri mari. A Berlino, ciò è stato ampiamente riconosciuto dalla giuria presieduta da Meryl Streep, ma è noto che l’Academy sia difficile da convincere. Fuocoammare, questa possibilità, ce l’ha.