Quella appena passata è stata una notte fatta di pronostici, di previsioni, di conferme, di sorprese e di delusioni. L’edizione numero 88 dei premi Oscar verrà ricordata come l’edizione dei record per merito di alcune personalità che si sono aggiudicate la statuetta lasciando impresso un marchio indelebile.

Primo fra tutti, Leonardo DiCaprio che, alla quinta nomination, è riuscito finalmente a portare a casa l’Oscar per l’interpretazione in Revenant – Redivivo: il suo discorso ecologista resterà impresso nella memoria del pubblico (e dell’Academy) per molto tempo.

Noi italiani, invece, ci siamo sentiti orgogliosi e probabilmente tutti uniti quando dalla bocca del maestro Quincy Jones è uscito il nome di Ennio Morricone: il grande compositore romano ha ricevuto una meritatissima standing ovation quando è salito sul palco per andare a ritirare la statuetta per la colonna sonora di The Hateful Eight, diretto da Quentin Tarantino che di Morricone ha sempre preso colonne sonore, mentre ora è riuscito ad averne una fatta ex novo: complimenti maestro!

Un record è stato sicuramente battuto da Emmanuel Lubezki, geniale direttore della fotografia che con Revenant – Redivivo, si aggiudica l’Oscar per la fotografia per il terzo anno consecutivo; quando nella cinquina dei candidati compare il suo nome, gli altri farebbero bene a mettersi l’anima in pace.

Per quasi metà cerimonia sembrava che ci fosse un solo film. Il Mad Max: Fury Road di George Miller si è infatti aggiudicato (quasi) tutte le categorie tecniche (scenografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, costumi, trucco/acconciatura), eccezion fatta per la fotografia e per gli effetti speciali visivi. E qui sta la sorpresa: ad aggiudicarsi la statuetta è stato, un po’ inaspettatamente a dirla tutta, Ex Machina di Alex Garland che nel cast comprende quell’Alicia Vikander che ha vinto l’Oscar come attrice non protagonista per The Danish Girl.

La sorpresa forse negativa della serata è stata la mancata statuetta a Sylvester Stallone; al suo posto è stato preferito Mark Rylance de Il ponte delle spie, comunque un Oscar meritato per un’interpretazione giocata tutta in sottrazione ma pregnante e significativa.

Altro giro, altro record: Alejandro Gonzalez Inarritu è il primo regista messicano a eguagliare il record che era di John Ford e Joseph Leo Mankiewicz, ovvero quello di aver vinto l’Oscar per la regia per due anni consecutivi: tanto di cappello a Inarritu, anche se forse sarebbe spettato di più a Adam McKay o Lenny Abrahamson.

Nonostante il film di Inarritu, con dodici nominations, fosse considerato il favorito, ci ha pensato Il caso Spotlight a cambiare le carte in tavola, aggiudicandosi l’Oscar per la sceneggiatura originale e quello come miglior film. E qui occorre fare una considerazione piuttosto rilevante: Michael Keaton, nel suo piccolo, ha partecipato per due anni consecutivi a due film che hanno vinto l’Oscar come miglior film (l’anno scorso è stato Birdman). La svolta, nella sua carriera, può dirsi avvenuta.

Qui tutti i vincitori.