Grande narratore di storie con un’invidiabile capacità mitopoietica, Steven Spielberg ha contribuito a rivoluzionare il cinema americano dagli anni ’70 in poi con film che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo di tutto il mondo, da Lo squalo fino a Jurassic Park passando per E.T e Schindler’s List. Ieri, il grande regista americano ha compiuto 70 anni e noi gli rendiamo omaggio così.

Nato a Cincinnati (Ohio) nel 1946, sin da giovanissimo Spielberg manifesta una propensione al mezzo cinematografico realizzando alcuni film amatoriali in Super8, inserendo quelle tematiche che diventeranno un vero e proprio marchio di fabbrica nei film futuri. Nel 1968 realizza il corto Amblin’, titolo da cui prenderà il nome la sua casa di produzione Amblin Entertainment.

Nel 1971 dirige il film (nato per la tv, ma distribuito nelle sale) Duel con cui Spielberg ottiene un enorme successo e da cui inizia la sua scalata a Hollywood. Il suo film successivo, Sugarland Express, non è un successo al botteghino, ma la critica lo ripaga ottimamente. Nel 1975 arriva il film che ha dato origine ai blockbuster, soprattutto estivi, ovvero Lo squalo con il quale terrorizza milioni di spettatori. Ed è un trionfo: con quasi 500 milioni di dollari incassati e tre Oscar il film diventa una pietra miliare.

Gli anni ’70 si chiudono con due film che sono due capolavori rispettivamente della fantascienza e della commedia: il primo è Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), per il quale ottiene la sua prima nomination per la regia, mentre il secondo è 1941: Allarme a Hollywood, una commedia demenziale che ironizza sulla guerra ma che viene rifiutata dal pubblico.

Insieme a George Lucas, nel 1981 crea il personaggio dell’archeologo avventuriero Indiana Jones che esordisce in I Predatori dell’Arca Perduta, un altro trionfo di critica e pubblico che darà origine ad altri tre film: Indiana Jones e il Tempio Maledetto (1984), Indiana Jones e l’Ultima Crociata (1989) e Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (2008).

Gli anni ’80, però, sono contraddistinti anche da film più impegnati e drammatici come Il colore viola (1985) che ottiene ben dieci nomination agli Oscar senza vincerne nessuno, L’Impero del Sole (1987) interpretato da un giovanissimo Christian Bale e Always – Per sempre (1989), ultima interpretazione cinematografica di Audrey Hepburn.

Gli anni ’90 si aprono col fantasy Hook – Capitan Uncino (1991) ma, soprattutto, con Jurassic Park (1993) tratto dall’omonimo romanzo di Michael Crichton che polverizza ogni botteghino: con 900 milioni incassati, Jurassic Park è uno dei film con il maggior incasso nella storia del cinema, ottenendo anche tre Oscar.

Ma lo Spielberg adulto regala al mondo un’opera che si allontana dal cinema commerciale per affrontare la pagina storica tra le più dolorose come l’Olocausto: Schindler’s List (1993), realizzato in bianco e nero, permette al regista di fare i conti con le proprie origini ebraiche raccontando la storia vera di Oskar Schindler, un imprenditore tedesco che riuscì a trarre in salvo più di mille ebrei. E l’Academy, finalmente, consacra il film (e Spielberg): sette Oscar, tra cui miglior film e miglior regia.

Negli ultimi anni, Spielberg è tornato a trattare argomenti storici, come in Munich (2005), War Horse (2011), Lincoln (2012) e Il Ponte delle Spie (2015), senza però rinunciare alla sua vena fantastica e immaginifica come dimostrano Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (2011) e il film di prossima uscita Il Grande Gigante Gentile (2016).

Il cinema di Spielberg ha saputo dunque coniugare abilmente racconto e sperimentazione, cercando sempre l’appiglio tecnologico (come la CGI e la performance capture) per far entrare lo spettatore in mondi immaginifici e fantastici. Perché il senso del suo cinema è racchiuso tutto in questa frase:

“Io sogno per vivere”

E noi sogniamo con lui.