Min Kyu-Dong Intervista
Festival Interviste

Min Kyu-Dong presenta SF8 al Trieste Science+Fiction Festival

Dopo aver visto la prima stagione di SF8, dalla 20° edizione del Trieste Science+Fiction Festival vi proponiamo la nostra intervista al creatore della serie Min Kyu-Dong,


Questo di seguito è un breve resoconto dell’incontro con il filmmaker coreano.

Min Kyu-Dong si presenta, fin da subito, come una persona preparata ed interessata al mercato europeo, in particolare a quello italiano. Si è difatti mostrato estremamente dispiaciuto di non aver potuto partecipare personalmente alle kermesse Triestina, d’altro canto questo 2020 è da incorniciare come prototipo di una delle sue storie di fantascienza.

Conscio della curiosità che la sua opera sta destando in occidente, Kyu-Dong si è dimostrato interessato alle domande della stampa. La nostra prima curiosità ha riguardato il parallelismo che si è generato con l’affermata Black Mirror, e nel farlo abbiamo portato il discorso sul diverso approccio che SF8 ha avuto dal punto di vista dei contenuti.

A tal proposito, abbiamo chiesto al regista se, nel realizzare la serie, abbia basato la narrazione sul modo di vivere dei coreani e sul loro rapporto con il mondo del fantastico, e questo perchè in tutti gli episodi si respira una certa nota poetica, fattore che non traspare in altre serie simili.

Apprezzando l’osservazione fatta, Min Kyu-Dong ha sottolineato come la narrativa e la scelta delle storie si sia basata sui romanzi di genere scritti in Korea che lui ha raccolto nel corso degli anni. Da questi ha tratto otto storie, individuando i registi che a suo dire potevano avere una certa caratura poetica per poter affrontare l’argomento. Nonostante la presenza di molti elementi della cultura coreana nelle storie narrate, Kyu-Dong ha raccontato di aver dato totale libertà artistica ai filmmaker. Fra l’altro ha scelto registi diversi fra di loro: donne, uomini, ma anche registi commerciali con stili e tecniche differenti. L’unica regola richiesta ai registi è stata quella di ambientare tutte le storie nell’anno 2046. Una sola regola, e non è stata rispettata! Affermazione che regala un sorriso al filmmaker.

Kyu-Dong ha riferito che il progetto è nato volutamente a basso costo per poter essere gestito da investitori locali e mantenere il controllo da parte del Directors Guild of Korea (DGK) per poter mantenere vivi i diritti dei registi coreani. In origine lui avrebbe dovuto solo curare la serie, senza dirigere nessun episodio, ciononostante Kyu-Dong ha ammsso che le pressioni ricevute lo hanno portato alla guida di The Prayer, creando un episodio di estrema godibilità e bellezza artistica.

Il filmmaker ha poi detto che il focus della serie è in definitiva fortemente focalizzato su quella che è la vita umana, e sull’idea che prima o poi questa sia destinata a finire, segreto spesso dimenticato da molti. Si è detto, pertanto, interessato alle relazioni umane e sul come cercare di viverle al meglio. Pensiero che ha espresso brillantemente nel suo primo lavoro, memento mori.

In chiusura, il filmmaker ha parlato brevemente dei suoi prossimi progetti: un film di fantascienza, un film sulla seconda guerra mondiale nel distretto asia-pacifico, ed un thriller, non sa quale riuscirà a portare a compimento per primo, ma spera di riuscire, Covid permettendo, a dar luce entro il 2021 ad almeno uno di essi.

Nel ringraziare Min Kyu-Dong per la breve intervista, vi ricordiamo che abbiamo visto l’intera prima stagione di SF8, potete a tal proposito leggere la recensione a questo indirizzo.


Lascia un Commento...