Il biopic su Michael Jackson è finalmente arrivato, portando con sé il carico inevitabile di aspettative, polemiche e una domanda fondamentale: è possibile raccontare l’uomo più famoso del pianeta senza poterlo santificare e senza cadere nel sensazionalismo?
Approcciarsi a un film del genere è sempre abbastanza rischioso. Raccontare un artista è estremamente complesso: non puoi ridurre la pellicola ad un semplice “santino” e neanche entrare di forza nella sua vita come potrebbe fare un’inchiesta senza filtri. Michael, infatti, si posiziona su quel filo del rasoio dove il genio assoluto si scontra con una fragilità psicologica… quasi patologica.
Jaafar Jackson: L’Eredità di Michael
La sfida più grande era l’interpretazione. Jaafar Jackson compie un lavoro che va oltre la maschera. Non si limita a replicare la coreografia di Thriller o il celebre Moonwalk; riesce a trasmettere le contraddizioni intrinseche che animavano lo spirito inquieto dello zio: una timidezza quasi infantile, che esplodeva in una prepotenza scenica senza precedenti.
In certi passaggi, però, il trucco e le protesi sembrano prendere il sopravvento, ricordandoci che stiamo guardando una ricostruzione cinematografica. Nonostante questo, l’interpretazione resta solida, capace di mostrare l’alienazione di un uomo che non ha mai potuto vivere una giornata “normale”.
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Un biopic reale o una celebrazione?
In Michael le accuse e gli scandali non vengono taciuti, fitrati si però. Vengono infatti mostrati attraverso la vulnerabilità dell’artista:
- Il rapporto con il padre (padrone) Joe viene descritto come un addestramento paramilitare. È infatti qui che il film scava davvero, mostrando le radici del trauma che avrebbe poi trasformato e plasmato un bimbo dall’infanzia negata nell’artista come lo abbiamo conosciuto.
- Inoltre in questo biopic vediamo un uomo perseguitato dal fango mediatico, una vittima del proprio isolamento più che un carnefice. È una scelta narrativa che protegge l’icona, pur mostrandone il crollo psicologico.
Il film non è certamente un’analisi clinica e distaccata dei lati più oscuri di Michael Jackson, ma è inevitabilmente celebrativo, anche se lo fa con una malinconia amara che nega uno scontato lieto fine. Non è una pellicola “smielata” perché la sofferenza che traspare è tangibile. È un racconto che in qualche modo evidenzia come la fama non sia stata solo un privilegio per Michael, ma anche una prigione che lo isolava totalmente dal Mondo che lo circondava.
Michael Jackson film: in conclusione
Michael è un viaggio visivamente potente. È la storia di un uomo straordinario che non ha mai posseduto gli strumenti emotivi per gestire la sua stessa grandezza. È un film che rende l’icona più umana e meno aliena, mostrando la sua stanchezza e le sue debolezze che riuscivano a trasparire oltre il suo essere artista.
Per chi ama la sua musica: è un’esperienza impeccabile e da non perdere.
Per chi vuole capire l’uomo: è un puzzle complesso che lascia ancora diversi tasselli mancanti, forse volutamente.
Michael Jackson film: Recensione del biopic sul re del pop

Regista: Antoine Fuqua
Data di creazione: 2026-04-25 13:28
3.5
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Film commovente,manchevole di alcuni aspetti,volutamente celebrativo, ma profondamente amaro,non buonista come si potrebbe pensare.L’ infanzia sofferta,condizionata da un padre tirannico,e’ il leitmotiv che lega la narrazione e spiega la fragilita’ emotiva dell’ uomo Michael,timido,fanciullesco,bizzarro.La grandezza dell’ artista Jackson,epocale,incommensurabile per la storia della musica,la rende ,con una prova straordinaria,sensazionale,suo nipote Jafaar,figlio del fratello Jermaine,qui al primo film.Interpretazione,toccante,totale,che restera’.