Abbiamo visto Mercy: Sotto accusa, il thriller fantascientifico con Chris Pratt e Rebecca Ferguson come protagonisti, in programmazione nelle sale italiane dal 22 gennaio scorso. Questa la nostra recensione.
Il film è stato diretto da Timur Bekmambetov su una sceneggiatura di Marco van Belle. Nel cast, oltre a Chris Pratt e Rebecca Ferguson, trovano spazio anche Annabelle Wallis, Kali Reis, Rafi Gavron, Chris Sullivan, Kenneth Choi e Kylie Rogers.
Il film è prodotto da Metro-Goldwyn-Mayer, Atlas Entertainment e Bazelevs Company. Fungono da produttori Bekmambetov, Charles Roven, Robert Amidon e Majd Nassif, con Mark Moran e Todd Williams come produttori esecutivi.
Ambientata in un futuro prossimo, la trama segue “Chris Raven“, un detective interpretato da Chris Pratt, sotto processo perché accusato di aver ucciso la propria moglie. L’uomo ha solo 90 minuti per dimostrare la propria innocenza prima che il giudice, un’intelligenza artificiale avanzata (Rebecca Ferguson) che lui stesso aveva contribuito a creare in passato, possa decidere sul suo destino.
Mercy: Sotto accusa | Buon soggetto dalle potenzialità non espresse
Mercy: Sotto accusa è un thriller che parte da un presupposto interessante: il confine ambiguo tra giustizia, morale e autodifesa. Purtroppo questa questa potenziale buona idea fa fatica ad essere trasformata in un racconto davvero incisivo. Il film si muove su strade fin troppo battute, senza mai osare davvero. Questo è forse il suo limite principale.
La regia è funzionale e forse troppo prudente e scontata, manca un vero guizzo autoriale. Si percepisce un certo controllo formale, soprattutto nelle scene di tensione e nei momenti processuali. La messa in scena è spesso scontata. Il montaggio è certamente classico e la costruzione della suspense e prevedibile: spesso manca la sorpresa. Il ritmo è altalenante, ed alterna passaggi ben calibrati a tratti più lenti e ripetitivi, dove il film sembra girare a vuoto invece di approfondire davvero i suoi temi.
Le ambientazioni giocano un ruolo importante nel creare un senso di oppressione e claustrofobia, soprattutto nelle scene girate in interno, mentre la fotografia sceglie toni freddi e poco saturi, il tutto coerente con l’atmosfera cupa del narrato. La colonna sonora è minimale, spesso utilizzata come un sottofondo che accompagna la tensione senza mai amplificarla. Funziona nel sostenere le scene più drammatiche, ma aggiunge poco – o nulla – a livello emotivo, non diventando mai parte integrante del racconto.
Un Cast Solido
A livello di recitazione il cast offre interpretazioni abbastanza solide. Rebecca Ferguson regala una notevole prestazione attoriale, soprattutto nei momenti carichi di dramma e di conflitti interiori, anche se non supportata da uno script originale. A nostro avviso, la Ferguson è in poche parole l’elemento più solido e interessante del film.
Chris Pratt, invece, gioca una partita un po’ diversa rispetto ai ruoli per cui è più conosciuto. La sua interpretazione è contenuta, lontana dai modi scanzonati e ironici che lo hanno reso popolare. Pratt qui ha un tono più dimesso, quasi trattenuto: l’attore punta maggiormente su silenzi, sguardi e un’espressività ridotta al minimo. La sua interpretazione funziona soprattutto quando il suo personaggio è schiacciato dal peso delle accuse e dall’incertezza, riuscendo a trasmettere empaticamente una tensione emotiva abbastanza credibile.
In conclusione
Mercy: Sotto accusa è un film più adatto a uno spettatore disposto ad accettare una messa in scena sobria e tradizionale, più interessato alla storia e al conflitto. Consigliato a chi ama i thriller giudiziari senza troppi salti narrativi o sperimentazioni stilistiche.
Mercy: Sotto Accusa | Recensione del film con Chris Pratt

Regista: Timur Bekmambentov
Data di creazione: 2026-01-23 19:05
2.5
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