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Mary Shelley – Un Amore Immortale, la nostra recensione

E’ appena uscito nelle sale Mary Shelley – un amore immortale, pellicola che racconta la vita dell’omonima scrittrice inglese, autrice del capolavoro Frankenstein. Nel cast del film, diretto dalla saudita Haifaa al-Mansour, troviamo la giovane e talentuosa Elle Fanning oltre a Douglas Booth, noto al grande pubblico per Posh. Trova spazio, con una piccola parte, anche la star de Il Trono di Spade Maisie Williams, conosciuta come Arya Stark.

IL FILM


Mary, figlia di due grandi intellettuali radicali dell’Inghilterra di inizio Ottocento, ha sempre avuto una passione per la scrittura. Durante un incontro tra poeti e artisti conosce il brillante e anticonformista Percy Bysshe Shelley. Tra i due scoppia subito un amore intenso, che li costringe ad abbandonare le rispettive famiglie e ad iniziare una vita complessa e avventurosa prima in giro per Londra e poi per l’Europa. Proprio durante un viaggio in Svizzera, presso la residenza di Lord Byron, Mary matura la geniale intuizione da cui scaturirà il suo capolavoro: Frankenstein o il Moderno Prometeo. Ma Mary è pur sempre una donna, appena diciottenne, nota per la vita “alternativa” che conduce con Shelley e per le sue idee radicali. Per tutti questi motivi, prima la pubblicazione dell’opera e poi lo sforzo per prenderne la paternità, saranno tutt’altro che facili. 

LA RECENSIONE

Tutti conoscono il capolavoro Frankenstein, non molti sanno chi l’ha scritto, pochissimi immaginano che l’autrice sia una donna non ancora maggiorenne, protagonista di una vita a dir poco straordinaria. E già semplicemente questo, far luce su un personaggio di enorme spessore e sulla sua incredibile esistenza, rappresenta il primo grande merito di Mary Shelley – un amore immortale. 

Inoltre il film ha una trama convincente, che tiene sempre viva l’attenzione del pubblico nonostante il ritmo non particolarmente calzante. Mary Shelley – un amore immortale è capace di affrontare il tema dell’emancipazione femminile in maniera originale, non retorica e piuttosto fedele alla realtà storica originariamente vissuta dalla protagonista. Dai vincoli matrimoniali, alle visioni “alternative” della vita coniugale, fino alle difficoltà nell’accettare che il ruolo di intellettuale possa appartenere ad una donna, il film offre allo spettatore molteplici e diversi spunti di riflessione durante tutti i cento minuti di proiezione. 

Il tutto senza mai scadere nel tipico cliché della storia d’amore in maschera Sette-ottocentesca stile Bel-Ami, del romanzo rosa in maschera, genere sempre molto cavalcato nell’epoca di un cinema in grande crisi di idee. Mary Shelley – un amore immortale, se non fosse per il fuorviante titolo italiano, è un’altra cosa, un film che parla di una storia forte, di un personaggio di carattere, che non ha bisogno di mezz’ora di scene sotto le lenzuola per colpire il pubblico. 

Il merito, oltre che ad una sceneggiatura piuttosto fedele alle biografie originali su Mary, va ad un cast di attori che sembrano nati per i rispettivi ruoli. A partire dalla giovanissima Elle Fanning, perfettamente calata nel personaggio di una Mary Shelley adolescente, sempre tra l’incudine di una mente geniale e immaginifica e il martello di una vita materiale e sentimentale ricca di sofferenze. Molto bene pure Douglas Booth, che bene impersonifica il carattere lunatico di Percy Shelley, tra versi dolci, parole d’amore e una vita privata ricca di ipocrisie. Convincente, a tal proposito, anche Tom Sturridge nei panni di quel geniale pazzoide che era Lord Byron. 

Purtroppo Mary Shelley – un amore immortale, unico neo, è un film che per esigenze di tempi e di budget (molto scarso, basta guardare la scenografia piuttosto scadente e anonima) tende a tagliare parecchi episodi non secondari della vita di Mary, come tutta la seconda parte dell’esistenza della scrittrice, quella successiva alla pubblicazione di Frankenstein e alla morte prematura del marito Percy. La sua seconda vita italiana ad esempio, con i meravigliosi diari di viaggio che Mary dedica al nostro Paese, meriterebbe da sola un seguito per questo film. Chissà…

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