Venezia 83: Look Back, la memoria dell’amicizia secondo Hirokazu Kore-eda

Venezia 83: Look Back, la memoria dell’amicizia secondo Hirokazu Kore-eda

Presentato in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Look Back segna un incontro sorprendente tra il cinema di Hirokazu Kore-eda e l’universo manga di Tatsuki Fujimoto. Un adattamento che, pur partendo da un’opera già fortemente caratterizzata, non rinuncia alla sensibilità del regista giapponese, capace ancora una volta di trasformare una storia apparentemente semplice in una riflessione profonda sui legami umani, sulla memoria e sul tempo che passa.

Al centro del film ci sono Fujino e Kyomoto, due ragazze molto diverse che condividono la passione per il disegno. Il loro incontro nasce quasi per caso, attraverso le pagine di un manga scolastico, ma finisce per cambiare radicalmente il percorso di entrambe. Tra competizione, ammirazione, collaborazione e crescita personale, il loro rapporto diventa qualcosa di molto più complesso di una semplice amicizia: è il legame attraverso cui entrambe imparano a conoscere se stesse e a dare un significato alla propria vocazione artistica.

È proprio qui che Look Back incontra il cinema di Kore-eda. Più che raccontare il percorso di due aspiranti mangaka, il regista si concentra sulle tracce che le persone lasciano nelle nostre vite. Un incontro può diventare determinante, un’amicizia può modificare le nostre scelte, un ricordo può continuare ad accompagnarci anche quando quella persona non è più accanto a noi.

La forza del film risiede soprattutto nella sua delicatezza. Kore-eda non ha bisogno di forzare le emozioni né di costruire momenti melodrammatici per coinvolgere lo spettatore. Al contrario, sceglie la sottrazione: sono i silenzi, gli sguardi, i piccoli gesti e le situazioni quotidiane a raccontare ciò che le protagoniste non riescono sempre a esprimere a parole.

Il risultato è un’opera intima, attraversata da una malinconia che cresce progressivamente e che trova la sua dimensione più intensa proprio quando il racconto si confronta con il dolore e con l’imprevedibilità del destino. Look Back non cerca la lacrima facile e, anche nei passaggi più drammatici, mantiene uno sguardo misurato. È una scelta che rende ancora più autentica la commozione.

Disegnare per raccontare se stessi

Il disegno diventa così molto più di una semplice passione. È un modo per comunicare, per costruire un’identità e, soprattutto, per entrare in relazione con gli altri. Fujino e Kyomoto trovano nel fumetto uno spazio comune nel quale incontrarsi e confrontarsi, ma anche uno strumento attraverso cui elaborare paure, aspirazioni e fragilità.

In questo senso, il film riesce a parlare della vocazione artistica senza trasformarla in una celebrazione idealizzata del talento. Disegnare significa anche confrontarsi con il fallimento, con l’insicurezza e con la necessità di continuare a creare nonostante tutto. L’arte diventa quindi una forma di resistenza personale, ma anche un modo per mantenere vivo ciò che il tempo rischia di cancellare.

La sceneggiatura segue questa prospettiva con grande equilibrio. In pochi minuti di racconto riesce a condensare anni di vita senza trasformare la storia in una semplice successione di eventi. Il tempo passa quasi naturalmente, mentre cambiano le protagoniste, il loro rapporto e il significato che attribuiscono al disegno.

Nel nostro ultimo aggiornamento su Venezia 83 trovate tutti i premiati.

Una regia fatta di silenzi e memoria

Dal punto di vista visivo, Look Back conferma la capacità di Kore-eda di costruire immagini che privilegiano la vicinanza emotiva alla spettacolarità. Gli ambienti quotidiani, gli spazi domestici e quelli legati alla scuola o al lavoro creativo diventano luoghi della memoria, capaci di conservare le tracce delle esperienze vissute.

La luce accompagna il percorso delle protagoniste e contribuisce a modificare la percezione del tempo. Dall’energia degli anni della formazione si passa progressivamente a un’atmosfera più morbida e contemplativa, quasi come se le immagini stesse assumessero la consistenza di un ricordo.

È una scelta estetica coerente con il cuore del film: Look Back non guarda al passato soltanto per celebrare ciò che è stato, ma per interrogarsi su quanto le persone incontrate lungo il nostro percorso continuino a vivere dentro di noi.

Un film piccolo, ma emotivamente enorme

Se si vuole trovare un limite, Look Back può talvolta indulgere in una certa idealizzazione dell’amicizia e del percorso artistico delle sue protagoniste. La sua dimensione nostalgica, inoltre, potrebbe risultare distante da chi cerca un racconto più dinamico o narrativamente articolato.

Ma è proprio la semplicità a rappresentare, alla fine, una delle sue qualità maggiori. Kore-eda non ha bisogno di amplificare la storia per renderla universale. Gli basta raccontare due ragazze che disegnano, crescono, si incontrano e si perdono per parlare di qualcosa che appartiene a tutti: il desiderio di lasciare un segno e la consapevolezza che, spesso, sono gli altri a determinare ciò che diventiamo.

Presentato a Venezia 83, Look Back non è probabilmente l’opera più innovativa della filmografia di Kore-eda, ma è una delle più sincere e sentite. Un film delicato e malinconico che trova nella memoria la sua chiave narrativa e nell’amicizia il suo cuore emotivo.

Un’opera che ci ricorda che guardare indietro non significa necessariamente rimanere intrappolati nel passato. A volte significa semplicemente riconoscere chi siamo diventati grazie alle persone che abbiamo incontrato lungo il cammino.

Look Back di Hirokazu Kore-eda sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane da Lucky Red in collaborazione con BIM Distribuzione a partire da novembre 2026.

Look Back: commento al film di Hirokazu Kore-eda a Venezia
117148 LOOK BACK Furi Nanasa and Rokka Okada 1

Regista: Hirokazu Kore-eda

Data di creazione: 2026-09-13 17:18

Valutazione dell'editor
4

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