Prima idolo amato dalle ragazze, poi attore completo e istrionico, Leonardo DiCaprio ha saputo imporsi nel panorama cinematografico mondiale attraverso ruoli non proprio semplici e film che qualsiasi altro attore avrebbe rinunciato a fare.

Il rapporto tra l’attore e l’Academy è sempre stato di amore e odio, ma fondamentalmente di rispetto reciproco; vediamo quindi di ripercorrere le tappe e gli incontri tra DiCaprio e la famosa statuetta, collimati ieri sera con la famigerata vittoria.

La prima nomination arriva nel 1994 per l’intensa interpretazione del fratello ritardato di Johnny Depp in Buon compleanno Mr. Grape, ma la statuetta di miglior attore non protagonista, quell’anno, è andata (meritatamente? io non credo) a Tommy Lee Jones per Il fuggitivo. La vittoria per DiCaprio non era altamente probabile anche per la presenza nella cinquina di Ralph Fiennes nei panni di Amon Goeth in Schindler’s List. Ma l’attore è giovane, quindi si presume che l’Academy lo abbia considerato ancora troppo acerbo. Premio rimandato.

DiCaprio deve attendere il 2005 per ricevere un’altra nomination, stavolta per il ruolo di Howard Hughes in The Aviator di Martin Scorsese. Stavolta il premio sembra sicuro, se non fosse che l’Academy preferisce Jamie Foxx nei panni di un altro personaggio realmente esistito, ovvero Ray Charles (il film in questione è Ray di Taylor Hackford); l’interpretazione di Foxx è buona, non c’è che dire, ma quella di DiCaprio è meno accademica e più intensa. Nulla da fare in ogni caso.

Due anni dopo ecco arrivare la terza nomination stavolta per Blood Diamond – Diamanti di sangue, un altro ruolo non facile. Che sia la volta buona? Nemmeno per idea, perché l’Academy assegna l’Oscar a Forest Whitaker per L’ultimo re di Scozia. DiCaprio, e il web con esso, comincia a chiedersi se tutti gli sforzi fatti non siano inutili.

2014. DiCaprio torna a lavorare con Martin Scorsese in un altro ruolo complesso. I panni sono quelli di Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street: il personaggio è folle, esagitato, quasi surreale ma tremendamente autentico e reale in cui l’attore si cala completamente. Stavolta il web crede in lui e si mobilita creando meme a rotta di collo che ironizzano anche sul mancato riconoscimento dovuto dall’Academy a questo attore carismatico. Ma oltre al danno arriva la beffa: non solo DiCaprio non vince, ma la statuetta viene data a colui con cui aveva condiviso qualche scena all’inizio del film, ovvero Matthew McConaughey che vince con Dallas Buyers Club. Tra il dimagrimento e l’introspezione psicologica, l’Academy premia il primo caso e DiCaprio resta per la quarta volta a mani vuote.

L’Academy lo fa apposta? Ce l’ha con DiCaprio per la sua lotta contro l’innalzamento climatico o per qualche motivo politico?. Il web si spinge in illazioni che arrivano al paradossale, l’attore viene preso in giro (con ironia, s’intende) perché questo maledetto Oscar pare proprio non arrivare. Un regista messicano fresco di Oscar, un certo Alejandro Gonzalez Inarritu, lo dirige in un ruolo che è l’ennesima dimostrazione della tenacia e della volontà di ferro dell’attore. Il film in questione è Revenant – Redivivo, in cui DiCaprio interpreta il ruolo di Hugh Glass, cacciatore di pelli a cui viene ucciso il figlio e che intraprende, ferito, un viaggio tra le nevi del Missouri di fine Ottocento per vendicarsi di colui che gli ha portato via tutto.

Anche questa volta agli Oscar la concorrenza è spietata: ci sono Michael Fassbender, Bryan Cranston, Eddie Redmayne e Matt Damon. DiCaprio ha già vinto tutto per questo film, tra cui il Golden Globe, gli manca solo il premio più importante. Sul palco del Dolby Theatre arriva Julianne Moore a decretare il vincitore dell’Oscar come miglior attore protagonista e, dopo la fatidica frase “And the Oscar goes to…”, dalla sua bocca emerge il nome “…Leonardo DiCaprio!”.

Il rapporto di amore/odio tra l’attore e l’Academy è finito. Il secondo ha riconosciuto la bravura del primo, il quale ha ringraziato. Finito un capitolo ne inizia un altro.