Il cugino americano Charlie Kaufman, poeta dello spettacolo, decide di far manifesto allo spettatore che abbiamo tutti una maschera in questo mondo dell’orrore. La faccia dei personaggi di “cerapongo”, tutti messi in fila, è una maschera che si toglie e si mette, perchè siamo uno, nessuno e centomila. Ma mica sembrano di plastica questi omini: in alcune scene ti scordi che siano finti, come quelli dei bambini.

L’avanguardia tecnologica dei migliaia di fotogrammi al secondo è lo strumento che serve a concretizzare lo sperimentalismo artistico e accanito dello sceneggiatore-regista Charlie, che fa surf sulle insicurezze esistenziali dell’età contemporanea.

Questo è quello che i fanatici guardatori concentrati di Synecdoche, New York (2008) si aspettavano: un cartone animato per adulti alla maniera di Charlie Kaufman. Ha scritto “Essere John Malkovich” (1999) e “Se mi lasci ti cancello” (2004). Avete capito di chi si parla?

Michael Stone (David Thewlis) è un inglese che vive a Los Angeles, trascinandosi come una pietra il cognome che tutti hanno in bocca e che nessuno più si meraviglia di scoprire, scrive libri e fa il motivatore. Si sente schiacciato dalla macchina societaria che porta avanti gli ingranaggi a ritmo di banalità e monotonia, la cosa più nauseante che ci sia.

Et voilà: il tocco del mago scrittore si ha quando il protagonista arriva all’hotel Fregoli, nome non casuale per coloro che si sentono soli. Se andiamo un pizzico indietro scopriamo che Leopoldo Fregoli fu un celebre attore e trasformista italiano: riusciva ad essere tante persone allo stesso tempo. Due studiosi della psiche diedero il suo nome alla sindrome-delirio causata dalla sensazione di essere perseguitati in tutti i luoghi dalla stessa persona, attribuendo le caratteristiche ad ogni individuo. Questo sarà il leitmotiv della dolce opera di Kaufman  e Johnson, che rispetta le unità di tempo, luogo e azione, come fosse una pièce teatrale della disperazione.

Quindi la stessa sputata voce di Donna, la moglie atroce, è quella di Dennis il facchino fastidioso, che a sua volta ha lo stesso suono del receptionist dell’albergo di lusso, timbro uguale a quello del tassinaro rompipalle con cui ha discusso.

Tentato, chiamerà la vecchia e ingrassata fidanzata di dieci, anzi undici anni fa perchè è “noioso, tutto è noioso”. In hotel, però, scoprirà Lisa (Jennifer Jason Leigh), con una melodia vocale diversa, la raggiungerà con una corsa, lei potrebbe essere la donna della sua vita persa. Oppure no. Anomalisa.

Berranno drink e finiranno per fare sesso impacciato, ma non ti dico più niente, caro lettore, ti lascio agganciato in questa tragicomica sequenza di un uomo infelice, che dalla vita si sente minacciato.

Super attenta è la cura morbosa nei dettagli scenografici, che dall’Ipod di ultima generazione arrivano alla foto incorniciata del President of the United States, anch’egli con viso meccanico da marionetta.

Un cartone animato impregnato di solitudine dell’io di fronte al mondo. La precarietà dell’esistenza umana di fronte alle incertezze e all’attesa – compagna di vita – di un qualche sconvolgimento della quotidianità, che non sia la morte.

La tragedia dell’uomo del terzo millennio esausto della vita preconfezionata con pellicola trasparente a 9,99 euro con il bollino giallo. Uomo che vorrebbe piangere, ma a cui non escono le lacrime. Una tragedia sofoclea in stop-motion data dall’impotenza umana nel modificare il proprio destino.

Charlie Kaufman è il maestro burattinaio di una significativa composizione resa possibile da una raccolta fondi crowdfunding, con un budget modesto, per un lavoro che troverà poco spazio nelle sale nostrane, del resto.

Agli Oscar 2016 dovrà combattere con il colosso Inside Out. Fiduciosi che un visionario sceneggiatore del cinema indipendente possa portare nella sua mini casetta di cera lo zio Oscar splendente. Giorno 28 Febbraio l’ardua sentenza.