“Il primo obbligo del giornalismo é nei confronti della verità” questo è uno degli fondamenti del lavoro di un giornalista e del team della reporter e produttrice televisiva Mary Mapes del programma serale “60 Minutes” di CBS news. 

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Mancano pochi mesi alle elezioni presidenziali americane, é il 2004 e George W. Bush prova a rinnovare il suo mandato contrastando il suo avversario democratico John Kerry: il loro passato militare verrà molto discusso durante il periodo della campagna elettorale.

Mary Mapes (Cate Blanchett) fiuta lo scoop quando scopre che Bush negli anni 70 ha evitato il reclutamento per la guerra in Vietnam grazie ad una raccomandazione (suo padre era già al Congresso) entrando nella Guarda Nazionale e, misteriosamente scomparve dalle carte dell’esercito per quasi un anno, per poi riapparire per un congedo anticipato.

La giornalista e produttrice televisiva del più prolifero programma serale d’informazione mette su un team di giornalisti (Dennis Quaid, Elisabeth Moss e Topher Grace) con l’obiettivo di rintracciare i documenti che testimoniassero l’operato del rampollo texano all’interno della Guardia Nazionale.

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L’8 settembre 2004 lo storico anchorman di CBS news Dan Rather (Robert Redford) annuncia il servizio sul reportage investigativo nel quale venivano mostrate le prove secondo cui il Presidente George W.Bush aveva trascurato il suo dovere nel periodo in cui prestava servizio come pilota della Guardia Nazionale dal 1968 al 1974. Nei giorni a seguire ad essere sotto la lente d’ingrandimento non é Bush, bensì la Mapes e Rather: il servizio di “60 Minutes” viene messo in discussione e smantellato elemento per elemento, confutando la provenienza e l’attendibilità della documentazione pubblicata.

Per la prima volta a screditare l’autenticità dei documenti é una blogger che contesta il formato di scrittura dei certificati firmati dal Colonnello Killan, sostenendo che non potevano esser stati scritti da una macchina da scrivere: é la prima volta che l’internet interferisce e ha un ruolo determinante all’interno di una notizia.

La rete costringe Dan Rather a ritrattare e a scusarsi con i telespettatori per il servizio, e a dimettersi dopo anni di onorato servizio, mentre Mary Mapes e il suo team vengono incriminati e licenziati ad effetto immediato. Eppure avevano solamente cercato di raccontare la verità, e di fare il loro lavoro.

Tutti noi andiamo alla ricerca della verità, in alcuni casi essa può sfuggire, far soffrire o addirittura far crollare tutto quello che si è costruito

James Vanderbilt, regista di “Truth”

Mary Mapes viene licenziata e accusata per aver cercato di raccontare dei lati scoperti della vita dell’uomo più potente della nazione, e questo le è costato una carriera che si era costruita duramente per anni.

James Vanderbilt non ci porta a patteggiare ma ci racconta schematicamente cos’è accaduto dal giugno 2004 fino a pochi mesi dopo la messa in onda del servizio di “60 Minutes”, mette insieme i pezzi di quello che verrà denominato Rathergate . Ci descrive come la libera informazione sia stata calpestata e il lavoro di una eccellente giornalista produttrice sia sfumato in un batter di ciglio e come la verità di una notizia possa esser messa in discussione da sconosciuti leoni da tastiera.

Il nostro parere: 7 

La forza e la tenacia di Mary Mapes interpretata magistralmente da Cate Blanchett ci ricorda cosa significa credere nel proprio lavoro e nella verità della narrazione, lottando contro tutto e tutti, subendo anche inutilmente solo perchè si é disposti rischiare.

Truth- il prezzo della verità, dopo esser stato presentato al Festival del Cinema di Roma lo scorso ottobre, uscirà nelle sale italiane il 17 marzo, distribuito da Lucky Red.