On Air: Storia di un successo è la biografia di Marco Mazzoli, dj di successo che da una piccola radio locale è riuscito a creare Lo Zoo di 105, il programma radiofonico goliardico più ascoltato in Italia.

La trama

2010. Marco Mazzoli si vede costretto a scegliere nuovi collaboratori per il suo programma Lo Zoo si 105 perché quelli abituali e storici (Paolo Noise, Wender e Fabio Alisei) trasmigrano a Radio Deejay, la diretta concorrente. Nel frattempo, uno scrittore alle prime armi, più per poter pagare l’affitto che per vera ammirazione, viene obbligato dal suo editore a scrivere una biografia di Mazzoli. E’ l’occasione per ripercorrere le tappe personali e lavorative del dj, dagli inizi in una radio locale della Brianza, passando per Radio Capital sotto l’egida di Claudio Cecchetto fino all’arrivo a Radio 105 e, quindi, allo Zoo.

Il film

Fortemente voluto e a lungo agognato da Mazzoli, che si fa dirigere dal cugino Davide Simon Mazzoli, anche sceneggiatore con l’aiuto di Ugo Chiti, il film è tratto dall’autobiografia che il dj ha scritto proprio insieme al cugino. Non una biografia lineare, dunque, visto che l’azione comincia nel 2010, ma un continuo andirivieni temporale che si sposta all’indietro e in avanti nel tempo (gli anni presi in considerazione sono i Settanta, gli Ottanta, i Novanta e i Duemila) per poter abbracciare la vita di Mazzoli fino al momento in cui il programma radiofonico di Radio 105 cambia pelle con l’arrivo di nuovi personaggi.

Fino a qui niente di male, anche se il meccansimo del flashback sembra più un vezzo che una vera necessità di racconto, sennonché il film sembra prendersi sul serio invece di puntare sull’ironia o sulla comicità tipica del personaggio, sciorinando quindi perle di saggezza che grondano di retorica (“quando pensi di aver raggiunto il successo crolli, quando invece credi di aver toccato il fondo è lì che vinci”) e che sembrano prese da un libro di aforismi belli e pronti.

La regia del cugino esordiente non si limita a trascrivere in immagini la sceneggiatura, ma si permette vezzi d’autore come sfondamenti della quarta parete con Mazzoli che si rivolge direttamente al pubblico, riprese del backstage del film stesso, con tanto di presa in giro del product placement, o con personaggi che interagiscono coi propri attori che fanno cadere le braccia più che far ridere; per mostrare i pensieri di Mazzoli, poi, si fa ricorso ad animazioni digitali che cozzano col resto, così fasulle e inutili che sembrano siano state piazzate per allungare il brodo ( e 119 minuti per una biografia del genere sono davvero troppi).

Le parti più interessanti sono quelle in cui il personaggio, interpretato oltre che da Mazzoli stesso da altri due attori (uno per gli anni giovanili, un altro per il periodo che va dai 23 ai 28 anni), si muove all’interno del mondo che più gli si confà ovvero la radio, ma la recitazione dilettantesca di quasi tutti gli interpreti, alcuni nei panni di loro stessi, fanno cadere il vero intento che il film si pone di raggiungere, cioè quello di dire ai giovani che se uno ha un sogno deve fare l’impossibile per realizzarlo senza mai arrendersi.

Indeciso sul registro da assumere (comico o drammatico?), il film alla fine sembra un inutile esercizio di stile, ammesso che si possa definire tale, di cui non si discute la volontà che sta all’origine di tutto, ma la messa in scena e gli elementi che per un prodotto cinematografico sono l’essenziale. Sarebbe stato meglio, forse, averlo pensato direttamente per la televisione, mezzo più vicino alla radio e quindi più nelle corde del protagonista.

Voto: 4

 

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