Ecco la nostra recensione di Beasts of No Nation, il nuovo film scritto e diretto da Cary Fukunaga.

In un paese dell’Africa occidentale non meglio specificato, il giovanissimo Agu, interpretato dall’esordiente Abraham Attah, vive assieme alla sua famiglia. L’apparente tranquillità del villaggio dove vivono, inizialmente identificato come territorio cuscinetto, viene turbata dall’arrivo delle milizie e, quindi, della guerra.

Nella confusione generale il piccolo Agu, la cui famiglia viene trucidata mentre solo la madre e il fratello più piccolo riescono a partire per la capitale, si rifugia nella boscaglia. Qui verrà trovato dai ribelli che lo costringeranno a ricevere l’addestramento per diventare uno di loro.

Beasts of no Nation recensione

Più che un film sui bambini soldato è un film sulla guerra vista attraverso gli occhi di uno di loro. Assistiamo così al rapido passaggio da bambino a uomo che il giovanissimo protagonista è costretto a compiere prima del tempo, tra efferatezze compute e osservate, tra l’ingenuità di un bambino che in fondo non sa neanche per chi o per che cosa sta combattendo e l’orribile abituarsi a vedere la morte come una compagna costante della sua esistenza. Ciò che spaventa infatti non è l’eccezionalità dell’evento truculento, ma la normalità dello stesso in una condizione estrema come quella dei protagonisti della vicenda.

Non mancano, soprattutto nella parte iniziale, momenti eccessivamente esplicativi volti a raccontare con le parole alcuni contenuti, cosa che in realtà fa un po’ storcere il naso in quanto far parlare le immagini e gli eventi e non i personaggi sarebbe stato, per certi versi, preferibile anche se avrebbe, magari, reso più difficile la comprensione ad un pubblico distratto. Sebbene inoltre alcuni snodi narrativi facciano inevitabilmente pensare ad alcuni cliché, i momenti di forte intensità non mancano e rivelano il talento di Fukunaga, regista della straordinaria prima stagione di “True Detective”, capace, anche grazie all’aiuto di una magnifica colonna sonora, a emozionare e al contempo spingere alla riflessione.

Idris Elba, che interpreta il comandante delle forze ribelli, ha vinto il SAG (Screen Actors Guild Award) come miglior attore non protagonista; vittoria meritatissima.

Voto: 8