Con un po' di ritardo quest'oggi vi proponiamo la nostra recensione di American Horror Story: Cult, la settima stagione della serie antologica creata da Ryan Murphy.

La trama della settiman stagione si focalizza sul racconto su un individuo strano ma molto carismatico che riesce ad entrare nelle pieghe di una cittadina, sia a livello politico che a livello emotivo, creando scompiglio con numerosi omicidi ed efferatezze.

Naturalmente, raccontare in poche righe la trama di American Horror Story vuol dire banalizzarlo nella sua natura, poichè sono tantissimi gli spunti che la serie tv propone.

Murphy, in questa stagione, non ci racconta di mostri, di streghe o di hotel infestati: quest'anno parla della situazione politica americana, creatasi dopo la vittoria di Donald Trump nelle ultime elezioni. Un orrore intimo, reale, che ha impattato sulle vite di milioni di persone e che ha scoperchiato il marcio che esiste oggi negli USA. E non solo, la sua presidenza ha legalizzato numerosi personaggi, come il protagonista di AHS, che in un altro luogo e in un altro tempo sarebbero stati visti come socialmente pericolosi.

Ma Ryan Murphy non fa sconti a nessuno e, come se avesse una mannaia in mano, falcida a destra e a manca, colpendo in pieno anche le persone più liberali, le famiglie del nuovo millennio e le comunità che compongono il tessuto sociale degli Stati Uniti, nessuno escluso, tutti con le loro colpe e i loro difetti, tutti carnefici e autori dell'acclamazione di Trump come Presidente.

A livello registico e di scrittura, Cult mantiene il livello altissimo che le altre stagioni ci avevano abituato, con idee, ottima sceneggiatura e regia impeccabile. E' sempre affascinante come si divertano gli autori di AHS nel coprire gli alti livelli qualitativi che offrono, con litri e litri di sangue, efferatezze e violenza. Ma se guardi bene, se presti attenzione, troverai una lavoro eccellente, come se ne vedono in poche serie.

Sempre buono Evan Peters che è praticamente il protagonista della stagione, interpretando Kai a volte spaventoso, a volte fragile, a volte violento, a volte dolce. Ma quella che ci ha colpito di più è stata la maiuscola interpretazione di Sarah Paulson che, come nelle altre stagione, ha dimostrato di essere un'attrice incredibilmente dotata e flessibile.

Nel suo freakshow, Murphy inserisce anche il figlio di Sonny Bono e Cher, che ha cambiato sesso nel corso della sua vita, Lena Dunham, protagonista del serial Girls, nel ruolo di Valerie Solanas e Colton Haynes nel ruolo del detective Thompson.

L'elemento forse più debole della stagione è stato quello di mescolare alla narrazione principale, dei mini racconti che parlano di celebri killer come Charles Manson, rallentando la tensione a causa del senso grottesco dell'operazione.

American Horror Story si conferma una serie tv innovativa e di altissima qualità, nascosta da efferatezze e sangue. Questa stagione, Cult, colpisce al cuore degli Stati Uniti, centrando il bersaglio e creando una delle stagioni più impressionanti viste sinora. Mirabile la sigla iniziale che sporca letteralmente di sangue la bandiera americana.

Ecco il teaser della settima stagione.

 

American Horror Story: Cult
Overall
4.5
  • Marco Nuzzo

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