La Mummia Lee Cronin recensione

Lee Cronin – La Mummia: il trauma diventa possessione nel nuovo incubo d’autore

Lo sceneggiatore e regista Lee Cronin fa i conti con La Mummia, portando la narrazione più su un piano horror che per un “adatto alle famiglie” come i precedenti film. Lee Cronin – La Mummia è attualmente nelle sale italiane distribuito da Warner Bros Italia; vi presentiamo la nostra recensione.

La giovane figlia di un giornalista scompare nel deserto senza lasciare traccia. Otto anni dopo, la famiglia, ancora devastata dal dolore, viene sconvolta dal suo improvviso ritorno: quello che dovrebbe essere un ricongiungimento gioioso si trasforma rapidamente in un incubo a occhi aperti.

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Lee Cronin fa immediatamente presente che questa Mummia porta la sua firma in tutto e per tutto, e si discosta dai film a cui ci ha abituato Universal il decennio scorso. Non troveremo amori separati dal tempo i una maledizione lanciata da un vecchio sacerdote, ne Lee Cronin – La Mummia dobbiamo fare i conti con uno spirito maligno che non dev’essere liberato per non spargere odio e morte.

La Mummia di Lee Cronin è un horror che rilegge il mito classico in chiave profondamente intima e
disturbante, puntando meno sull’iconografia tradizionale e più sull’atmosfera, sul trauma e sulla disgregazione emotiva di una famiglia. La regia di Cronin è misurata e rigorosa: ogni scelta visiva e narrativa sembra guidata dalla volontà di far crescere l’inquietudine in modo lento, quasi impercettibile. Il regista evita l’orrore immediato e costruisce un senso di tensione costante attraverso silenzi, attese e una messa in scena che soffoca gradualmente lo spettatore, rendendolo parte del disagio dei protagonisti.

Cronin non dimentica di inserire nella narrazione alcuni elementi archetipi. La storia ha inizio in Egitto, quando una bambina viene rapita dalla propria abitazione e sottoposta ad un misterioso rituale. Da allora la sua famiglia non smette di cercarla ma nel frattempo trascorreranno 8 anni e quando si erano perse le speranze, la bambina viene ritrovata all’interno di un antichissimo sarcofago, avvolta in bende riportanti un linguaggio più antico dell prime forme di civiltà egiziane. Cosa vorranno significare quei simboli? Sicuramente niente di rassicurante per la famiglia che finalmente può riabbracciare quella bambina diventata adolescente e ritrovata in uno stato catatonico.

Lee Cronin – La Mummia: tra possessione demoniaca e body horror

Come vi abbiamo anticipato, qui non c’è l’ombra di una maledizione bensì di una possessione. E come ogni film sulla possessione il corpo umano diventa un involucro, un mezzo necessario di sopravvivenza e al quale l’entità maligna fa compiere azioni sconnesse e al quanto discutibili da parte della famiglia che non riconosce il proprio caro in quel nuovo involucro.

Lee Cronin – La mummia è un horror da manuale in cui la violenza, il sangue, e la contrapposizione tra azioni fisiche ed emotività ha dei picchi lungo la messa in scena. A rafforzare il senso di angoscia interviene la colonna sonora di Stephen McKeon, utilizzata con grande intelligenza e parsimonia.

La musica non accompagna costantemente le immagini, ma emerge nei momenti chiave con suoni bassi, distorti e spesso dissonanti, che sembrano più provenire dall’interno dei personaggi che dall’esterno. In molte sequenze, il silenzio è interrotto solo da rumori ambientali amplificati in modo innaturale, come respiri, scricchiolii o passi lontani, creando una sensazione di allarme continuo. Quando la musica entra in maniera più evidente, non guida l’emozione dello spettatore, ma la destabilizza, rendendo l’esperienza ancora più inquietante e fisica.

Sulla scia del grande successo di critica ottenuto con La Casa – Il Risveglio, il regista Lee Cronin dimostra di aver studiato a fondo il genere horror e vuole dimostrarcelo, rischiando di scivolare nello grottesco, trasforma un funerale in un particolare momento cibario. Questa Mummia porta la sua firma e vuole farcelo notare in ogni sequenza, ma allo stesso tempo non vuole deludere lo spettatore che si aspetta mistero e storia.

Un ruolo centrale in questa operazione è svolto dalla fotografia di Dave Garbett, che definisce in maniera netta l’identità del film. L’immagine è dominata da una palette fredda e spenta, fatta di grigi, verdi slavati e luci artificiali che sembrano privare i volti di qualsiasi vitalità.

Gli ambienti domestici sono ripresi con inquadrature strette e angolazioni opprimenti, trasformando la casa in uno spazio claustrofobico, quasi sepolcrale, dove il passato continua a incombere sul presente. Le ombre hanno un peso narrativo fondamentale: spesso i personaggi appaiono parzialmente oscurati, come se non fossero più completamente integri o come se una parte di loro fosse rimasta intrappolata nel trauma. La fotografia non si limita quindi a creare atmosfera, ma diventa una vera estensione dello stato emotivo dei personaggi.

Sul piano interpretativo, il film si affida a personaggi credibili e a prove attoriali intense. Jack Reynor, nel ruolo di Charlie Cannon, rappresenta un padre diviso tra l’amore disperato per la figlia e il terrore che il suo ritorno possa essere una condanna. La sua è un’interpretazione trattenuta, costruita su sguardi stanchi e silenzi carichi di colpa. Laia Costa, che interpreta Larissa Cannon, offre una prova emotivamente molto forte: il suo personaggio comunica dolore e tensione anche quando resta in silenzio, diventando il fulcro emotivo del film.

Ancora più disturbante è la presenza di Natalie Grace nei panni di Katie Cannon, la figlia ritornata: la sua recitazione si basa su una fisicità rigida e su un’espressività inquietantemente vuota, che rende il personaggio estraneo e minaccioso senza bisogno di eccessi.

Nel complesso, Lee Cronin – La Mummia è un film che punta tutto sull’atmosfera e sul disagio emotivo, più che sullo spettacolo o sull’azione. Grazie a una regia coerente, a una fotografia cupa e simbolica e a una colonna sonora capace di insinuarsi sotto pelle, Lee Cronin realizza un horror adulto e pessimista, in cui il vero terrore non è ciò che ritorna dalla morte, ma ciò che riemerge dal dolore e dal passato.

A cura di Matteo Mangiolino e Maria Teresa Ruggiero

La Mummia di Lee Cronin: recensione dell'horror Warner Bros
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Regista: Lee Cronin

Data di creazione: 2026-04-20 19:22

Valutazione dell'editor
3

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