Dopo averlo ammirato in anteprima assoluta durante la scorsa edizione del Torino Film Festival (qui la nostra prima recensione), Final Portrait è pronto ad approdare nelle sale italiane, e noi lo abbiamo rivisto per una seconda attenta disamina.

Questa mattina siamo stati invitati all’anteprima stampa tenutasi presso il Cinema Quattro Fontane ed abbiamo potuto vedere l’ottimo Final Portrait - L’Arte di essere amici, l’ultimo film diretto dall’attore regista Stanley Tucci. Una finestra sulla vita dell’artista Alberto Giacometti.

Il film racconta le vicende che legano Giacometti (Geoffrey Rush) ed il suo improvvisato modello - affermato scrittore statunitense - James Lord (Armie Hammer) per la realizzazione di un ritratto. Da subito si capisce che, quello che sembra un facile lavoro di poche ore, sarà simile ad un’impresa senza fine costringendo Lord a rimandare più volte il volo che lo riporterà a casa, a New York. La vicenda si svolge, per lo più nell’atelier dell’artista, a Parigi. Lo studio sarà il fulcro degli eventi, lì faremo la conoscenza della moglie del pittore, Annette (interpretata da Sylvie Testud), della prostituta Caroline - tormento e ispirazione del genio artistico- interpretata da Clémence Poésy, l’attrice resa famosa dal ciclo di Harry Potter in cui interpretava Fleur Delacour - uno dei partecipanti al Torneo Tremaghi. Ultimo, ma non meno importante, è il fratello di Giacometti, Diego, l’attore che lo porta sullo schermo è il bravissimo (come rimarcato dallo stesso Tucci) Tony Shalhoub, noto soprattutto per essere il protagonista della fortunata serie “Detective Monk”.

Come già detto la storia ruota intorno al dipinto, che sembra essere una trasposizione moderna della “tela di Penelope”. L’Artista non contento del lavoro, passerà giornate intere facendo e disfacendo il ritratto, dando sfogo alle sue nevrosi ed ai suoi scatti d’ira ad ogni nuovo inizio. Farà da malinconico sottofondo (accompagnato da una colonna sonora d’eccezione) l’atmosfera parigina arricchita dalle vicende passionali fra il pittore e Caroline. Spettatori dell’intera storia saranno Lord, Diego ed Annette, quest’ultima vittima - non troppo scontenta - dei modi irascibili e libertini del marito.

Il film è un piccolo capolavoro. Ricco di ironia. Francese quanto basta, e garbatamente malinconico. Stanley Tucci non ha firmato molte regie, ma ogni volta che si è cimentato dietro la macchina da presa ha sempre creato buoni film.

Particolare, ed al inizio destabilizzante, la scelta dell’utilizzo di due telecamere a spalla. Le inquadrature non sono mai “ferme” hanno sempre un leggero movimento ed a volte perdono volutamente la messa a fuoco. In conferenza stampa abbiamo domandato a Stanley Tucci il perché di questa scelta, risultata comunque valida nel complesso. Il regista ci ha detto che è servita a far sì che i numerosi momenti in cui sono presenti scene piuttosto statiche non risultassero pesanti e lente per lo spettatore. Ci ha anche detto che ogni inquadrature, per quanto sembrasse fatta “live”, fosse studiata nei minimi particolari dal direttore della fotografia. Per noi, oltre a confutare quanto risposto da Tucci, ha dato l’impressione di essere, per tutta la durata della pellicola, ospiti in casa del pittore e non spettatori in una sala cinematografica.

Geoffrey Rush si è preparato per ben due anni per poter interpretare in modo credibile Giacometti. Il risultato è sorprendente, l’attore australiano riesce a trasmettere allo spettatore l’arte e le nevrosi in modo reale e veritiero. Lo stesso Tucci ha ammesso in conferenza stampa che il più delle volte lasciava la telecamera accesa anche oltre il ciak perché Rush era solito ripetere più volte le battute sempre con la stessa genuinità dando modo a lui ed ai suoi collaboratori di scegliere quale inserire nel montaggio.

Vi consigliamo di gustarvi il film in lingua originale sottotitolata, in quanto gli attori recitano in inglese, in francese e, Rush e Shalhoub, anche in un bell’italiano.