Lo scorso giovedì 5 aprile abbiamo partecipato alla presentazione romana alla stampa di Io Sono Tempesta, il film diretto da Daniele Lucchetti, con Marco Giallini ed Elio Germano. In questo nostro articolo spazio ad alcune considerazioni sul film, contorniate da dichiarazioni ed immagini dal photocall.

Numa Tempesta (Marco Giallini) è un ricchissimo e spregiudicato mago dell’alta finanza con pochi scrupoli, un uomo vuoto, con talento, ma senza alcuna vita attorno. Ecco, a tal proposito, la dichiarazione dello stesso Giallini in merito al suo ruolo nel film:

“Credo si sia trattato di uno dei ruoli più intensi e ricchi della mia carriera”

Ad un certo punto i suoi piani cambiano, la sua quotidianità passata tra un albergo extralusso e l’altro finisce, la legge gli presenta il conto e a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale è costretto ad un anno di servizi sociali. E così il potente e inarrivabile Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha niente, dovrà diventare per la prima volta nella sua vita un ultimo. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano) un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia ma, ricordiamo, che ci son di mezzo il denaro e un gruppo di senzatetto che non hanno alcuna intenzione di rinunciare ad ottenere soldi facili.

Il regista Daniele Lucchetti commenta cosa ha significato Io Sono Tempesta per lui:

“Questo film ambisce ad essere una farsa sociale, un’opera buffa. Lontana dai fatti di cronaca e dal dovere di essere verosimile aspira a raccontare sorridendo e con tono da fiaba una fetta di Italia che il nostro cinema affronta sempre con dolore, con tono serio o serioso.”

Con Io Sono Tempesta il registra Daniele Lucchetti si distanzia decisamente dal classico tono dei suoi precedenti lavori e ci racconta il confronto tra un personaggio che dovrebbe essere il classico cattivo ma che alla fine dei conti risulta essere pure simpatico e una serie di poveri ma che alla fine si dimostrano più corruttibili dei primi.  Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, che lascia spesso assieme al sorriso la classica nota amara, bisognerà chiedersi: “Chi sono i buoni?” Probabilmente rispondere può sembrar difficile, ma forse l'intento di Luchetti sembra proprio quello di provocare questo interrogativo negli spettatori.

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