Intervista a Hélène Viviès, protagonista della serie tv Missions

Come i nostri lettori più attenti sapranno, noi di Universal Movies abbiamo seguito sin dall’inizio Missions, la serie sci-fi di produzione francese creata da Henri Debeurme, Julien Lacombe e Ami Cohen, con Julien Lacombe alla regia.

Dopo aver intervistato Giorgia Sinicorni, interprete di Alessandra Najac, e unica attrice Italiana a far parte del cast, oggi vogliamo offrirvi la nostra intervista a Hélène Viviès, attrice che veste i panni della protagonista Jeanne Renoir, personaggio cardine in entrambe le stagioni della Serie TV Missions.

Hélène Viviès, dopo aver lasciato l’ENSATT (École Nationale Supérieure des Arts et Techniques du Théâtre), si è unita alla compagnia permanente della Comédie de Valence. Sotto la direzione di Philippe Delaigue ha recitato il ruolo di Andromaque, mentre Bérénice e Christophe Perton l’hanno diretta in L’Enfant Froid di Marius Von Mayenburg. Hélène ha inoltre lavorato al fianco di Richard Brunel, Olivier Werner, Jean-Louis Hourdin, Michel Raskine, Laurent Hatat, Marc Lainé e Yann-Joël Colin.

Durante la sua permanenza a Parigi, dal 2009 ha lavorato insieme a Sarah Capony, Thibault Amorfini, Vincent Garanger (La Campagne de Martin Crimp), François Rancillac (La Place Royale de Corneille), Christian Benedetti (La Cerisaie e 4.48 Psychosis) e Pauline Sales. Attualmente recita al teatro Odéon di Parigi, sotto la direzione di Julie Deliquet, nell’adattamento del film Un cont de Noël (Racconto di Natale) di Despleschin. In televisione la ricordiamo per aver interpretato la psicologa Jeanne Renoir nelle due stagioni di Missions.


L’intervista a Hélène Viviès

La tua attività di attrice ti impegna maggiormente entro i confini francesi, qui in Italia abbiamo avuto modo di conoscerti maggiormente attraverso la serie fantascientifica Missions, dove interpreti il ruolo della psicologa Jeanne Renoir. È stato difficile per te lavorare in un progetto con un ritmo sicuramente diverso da quello del teatro?

In effetti, sono più abituata ai set teatrali. Il ritmo delle riprese è davvero diverso. Se dovessi usare una metafora sportiva, direi che il teatro è una maratona e la cinepresa è da sprint. Nel teatro c’è questo tempo di prova che ti permette di guardare, fare errori, fare tentativi più e più volte e di arrivare alla sera della prima con una somma di esperienze vissute con il tuo personaggio e con i colleghi… abbiamo lavorato così duramente che possiamo lasciar perdere e fidarci del lavoro fatto. Per una ripresa video, la preparazione è solitaria e bisogna riuscire a trovare un modo per lasciarla andare in un istante… per me è meno comodo. Ma sul set di Missions c’era molta solidarietà tra noi attori e il team, e soprattutto fiducia, inoltre sono stata fortunata ad avere a disposizione molti giorni per le riprese che mi hanno permesso di calarmi profondamente nel mio ruolo.

Conosco bene il deserto marocchino, luogo in cui sono state girate le scene marziane, è un ambiente davvero ostile, cosa puoi raccontarci di questa tua esperienza?

Abbiamo girato tre giorni nel deserto marocchino. Il caldo è veramente soffocante, ma allo stesso tempo è stato un folle piacere uscire dalla nostra zona di confort, girare in un ambiente sublime, e ancora una volta la solidarietà tra noi ha reso il lavoro forte e divertente!  Ti confesso che abbiamo riso molto durante le riprese! Eravamo tutti rossi e grondanti di sudore. Mi piace quando il mio corpo è sottoposto a qualcosa che non sa gestire, sì, il nostro fisico ci aiuta e tutte le sollecitazioni sono un trampolino di lancio.

Il fatto di esserti per la prima volta avvicinata ad una serie in cui sono stati abilmente utilizzati molti cliché cari alla fantascienza ti ha creato difficoltà, e come hai affrontato professionalmente questa nuova avventura?

Che si tratti di fantascienza, commedia o film storico, è sempre la stessa cosa, donando un po’ di umanità attraverso la luce del nostro personaggio e le nostre relazioni reciproche. Quindi per me non c’è stata una maggiore difficoltà perché fantascienza. Il mio lavoro è stato quello di rendere Jeanne [Renoir]  viva, complessa, piena di contraddizioni, di desideri, di paure… del resto come ognuno di noi. … A parte il fatto che (Jeanne) subisce un pericolo fisico, pertanto (la recitazione) deve essere necessariamente  più intensa, tocca a noi trovare la leva fisica ed emotiva per accedervi.


Recensione: Missions 1Missions 2


Ti piace la fantascienza?

Sono arrivata tardi ma, si, la adoro. È un genere che ci permette di andare lontano nelle domande metafisiche, far parte di qualcosa di grande, molto grande, mi può turbare, partendo dalla nostra stessa umanità. Film come Interstellar e Contact mi sconvolgono.

Raccontaci brevemente del tuo personaggio e di come si collega a Vladimir Komarov, interpretato Arben Bajraktaraj, e allo spirito di Marte.

Jeanne è una donna sola, che ha difficoltà nel fidarsi e ad abbandonarsi. Il suo passato, la scelta che ha fatto riguardo al padre [il segreto ricorso all’eutanasia] l’hanno profondamente trasformata, come vivere con quel peso e come donarsi agli altri. Ed ecco che arriva Vladimir [Komarov]… l’idolo di suo padre! Il legame con lui è innanzi tutto determinato dall’emozione che la sua presenza le provoca, è come se suo padre la stesse chiamando. Ci si tuffa dentro. Accetta di fidarsi nuovamente, guidata da questo uomo magnetico, potente, ma nello stesso tempo vulnerabile… accetta un po’ stordita. Nella seconda stagione (Jeanne) dovrà liberarsi da questa dipendenza. Questa relazione che ha instaurato “non fare domande fidati di me” non ha più valore, ed è quello che mi piace, riprende il suo libero arbitrio, la sua autonomia e questo fa necessariamente male… è doloroso aprire gli occhi alle debolezze e alle carenze di un uomo che hai follemente ammirato. Per quanto riguarda la sua relazione con lo spirito di Marte, beh… devo ammettere che è fuori dalla mia portata! Come posso spiegarlo razionalmente? Allora sì, a quanto pare (Jeanne) è stata prescelta per salvare un pianeta (Marte). Ma io, Helen, essere chiamata a salvataggio di un pianeta, di questo non me ne parlare proprio! Beh, neanche Jeanne lo capisce! Più seriamente il collegamento a Marte è fatto solo da Komarov e quindi è questo aspetto che ho cercato di approfondire, questa dipendenza da lui, l’ascendenza che ha su di me, la mia devozione per lui, il dolore di liberarsene.

La seconda stagione si è conclusa con un cliffangher, cosa possiamo aspettarci dalla terza stagione e, soprattutto, attraverserai il portale?

In tutta onestà, non so nulla di ciò che può accadere nella terza stagione! Julien Lacombe e Ami Cohen (gli scrittori) sono abbastanza pazzi da portarci altrove, dove non ce lo aspettiamo!


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