Abbiamo visto In un Batter d’Occhio (In the Blink of an Eye), il film di fantascienza sbarcato da poco su Disney+, questa la nostra recensione.
In un Batter d’Occhio è stato diretto da Andrew Stanton su una sceneggiatura di Colby Day. Nel cast troviamo tra i protagonisti Kate McKinnon, Rashida Jones e Daveed Diggs, inoltre spazio anche per Jorge Vargas e Tanaya Beatty.
La struttura del film è ambientata in tre piani temporali distinti ma tra loro interconnessi:
- Nel passato una famiglia di Neanderthal (Jorge Vargas e Tanaya Beatty) in lotta per la sopravvivenza;
- Nel presente l’antropologa Claire (Rashida Jones) studia resti proto-umani, mentre vive una complessa relazione con il collega Greg (Daveed Diggs);
- Nel futuro, due secoli dopo, Kate McKinnon interpreta Coakley, un’astronauta impegnata in una missione spaziale vitale per la specie.
Se c’è una cosa che Andrew Stanton (WALL-E e Alla ricerca di Nemo) sa fare, è farci sentire piccoli davanti all’immensità dell’universo e in “In un batter d’occhio” ha cercato di superare se stesso, unendo circa 45.000 anni di storia umana in soli 94 minuti. Un’impresa grande che, però, potrebbe apparire troppo compressa.
Il film è come un lungo respiro. A tratti può sembrare lento, quasi pretenzioso nel suo voler collegare tutto: la nascita, la morte, l’evoluzione. Vuole essere, inoltre, un documentario antropologico, un dramma sentimentale e un’odissea spaziale. Troppe cose insieme potrebbero effettivamente essere causa di confusione e motivo di non facile lettura.
In un Batter d’Occhio: tre epoche legate insieme da un unico filo
La narrazione tenta in qualche modo di collegare le rocce delle caverne al metallo di un’astronave. Al centro di questa strana connessione troviamo Rashida Jones nei panni dell’antropologa Claire. La sua interpretazione è intensa – lontana dalla suo classico essere naturalmente brillante – fatta di sguardi che si perdono dietro ad antichi reperti, nei quali percepisce quasi telepaticamente la loro storia.
Specularmente, in un futuro lontano circa 200 anni, vediamo Kate McKinnon, nei panni di Coakley. Come la Jones anche Lei è lontana anni luce dalle maschere grottesche a cui ha abituato il pubblico. Kate McKinnon riesce bene nel restituire la solitudine estrema, quasi metafisica, del silenzio cosmico attraverso una recitazione trattenuta, dove ogni piccolo gesto diventa qualcosa di importante.
Ma il cuore pulsante dell’intera opera è la sottotrama i cui protagonisti sono dei Neanderthal. Qui si respira un’aria incontaminate, fredda e intrisa di odore della terra. Jorge Vargas e Tanaya Beatty sono bravissimi nel saper essere estremi riuscendo – senza l’ausilio di una lingua comprensibile – a comunicare una gamma di emozioni che va dal terrore ancestrale alla tenerezza più pura.
In un Batter d’Occhio non è certo possibile vederlo mangiando “patatine” o “pop corn”, ma richiede attenzione e l’accettazione del suo ritmo dilatato, così da essere cullato dall’idea, forse utopica, che l’uomo preistorico non è poi tanto diverso dall’astronauta.
In Conclusione
Il film di Andrew Stanton si presenta come un’opera visivamente solenne che ti lascia addosso un senso di malinconia, come quando si guardano antiche foto, dove sono raffigurate persone che non è stato possibile conoscere per una questione temporale… infatti qui è il tempo il vero protagonista. Il tempo scorre inesorabilmente mentre noi poveri umani cerchiamo in tutti i modi di lasciare un segno del nostro passaggio, qualcosa che possa per sempre ricordare la nostra esistenza.
Il film va guardato sapendo cogliere tutte le emozioni che trasmette, cercando di escludere in qualche modo qualche sensazione di confusione. L ‘opera di Andrew Stanton è ambiziosa, visivamente curatissima, con una colonna sonora da brividi, ma troppo breve per la portata del messaggio che vuole trasmettere. Qualche minuto in più sarebbe sicuramente servito.
In un Batter d'Occhio Recensione: il film su sci-fi Disney+

Regista: Andrew Stanton
Data di creazione: 2026-03-02 16:52
3.5
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