Il mondo non ha ancora preso coscienza della morte di Michael Cimino che deve metabolizzare un’altra spiacevole notizia: all’età di 76 anni è infatti morto il regista iraniano Abbas Kiarostami, deceduto dopo una breve lotta contro il cancro che gli era stato diagnosticato a marzo.

Nato a Teheran nel 1940 e laureatosi all’università di Belle Arti, Kiarostami si è distinto per il suo modo di fare cinema senza virtuosismi tecnici, ma con una sincerità e una semplicità disarmanti. Tra i suoi capolavori, che ben ritraggono la realtà del proprio paese, ricordiamo Dov’è la casa del mio amico? (1987), Close Up (1990), E la vita continua (1992) e Il sapore della ciliegia (1997) con cui vince una meritata Palma d’Oro a Cannes.

Il suo cinema è servito, e servirà d’esempio, per molti cineasti iraniani ma anche di tutto il mondo, tanto amato da Jean-Luc Godard quanto da Martin Scorsese. Un cinema semplice, ma altrettanto potente e rigoroso che mira al cuore e alla coscienza di chi guarda. Con lui se ne va un pezzo di cinema contemporaneo che resterà nella storia.