Ieri sera su Rai 1 è andata in onda la prima delle due puntate della miniserie Rai dal titolo Il Confine. Poco più del 15% di share per questa fiction storica, diretta da Carlo Carlei. Questo è il nostro commento.

Il Confine racconta le vicende di giovani ragazzi triestini che, con l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale nel 1915, devono decidere se stare dalla parte della loro Nazione, rischiando l’alto tradimento, o invece rimanere sotto la “protezione” dell’Austria, che ancora controlla Trieste.

Nella sua prima parte, questa miniserie scritta da un grande autore come Andrea Purgatori, ha avuto il merito di fare luce su un importante frammento della nostra storia nazionale, spesso trascurato da cinema e tv: cioè le vicende dell’irredentismo e della dominazione austriaca di Trieste durante la Prima Guerra Mondiale. Attraverso le storie dei giovani protagonisti, lo spettatore riflette sulle enormi difficoltà che dei diciottenni inermi erano chiamati affrontare, a causa dei giochi di potere delle nazioni.

Purtroppo, nonostante una trama gradevole, anche se molto lenta, Il Confine si perde totalmente nei meandri di una produzione realizzata a risparmio sotto molti aspetti. La recitazione degli attori, ahimè, è proprio quella della classica fiction “storica” italiana, molto meccanica, innaturale. A salvarsi nella prima puntata, solo il bravo Filippo Schicchitano nei panni di un triestino costretto prima all’arruolamento nell’esercito imperiale e poi volontario negli alpini italiani.

A proposito di eserciti e guerra, l’aspetto militare rappresenta il più grande punto debole di questa miniserie. Le scene di battaglia mostrate ne Il Confine sono semplicemente imbarazzanti. Nessuno si aspettava lo sbarco in Normandia di Salvate il Soldato Ryan, ma qui siamo veramente al ridicolo. Invece delle carneficine che furono, le battaglie sulle Dolomiti tra italiani e austriaci sembrano una sorta di scampagnate primaverili in montagna, con una zuffa tra amici e qualche pistolettata.

Un vero peccato, perché come detto la storia è buona e le vicende raccontate ne Il Confine meritavano certamente una cornice scenografica diversa, una produzione più degna.