La fine dell’estate comincia ad avvertirsi al cinema, vista anche la vicinanza ormai di giorni col Festival di Venezia. Le uscite al cinema, dunque, si fanno sempre più nutrite dopo la parentesi estiva presa d’assalto dai blockbuster e dagli horror (e l’animazione, come dimostra L’Era Glaciale – In rotta di collisione, uscito con qualche giorno di anticipo); per questo film come Escobar, Il clan o Ma Loute, pur con risultati diversi, ci accompagnano verso la stagione cinematografica autunnale.

Escobar (Escobar: Paradise Lost) è il film di Andrea Di Stefano interpretato da Benicio Del Toro nei panni del famigerato criminale e narcotrafficante colombiano. La storia è quella di Nick, un giovane ragazzo che si reca in Colombia dal fratello. Qui incontra Maria, una giovane del luogo di cui s’innamora. Tutto procede per il meglio fino a quando la ragazza gli presenta suo zio: Pablo Escobar. Una storia sentimentale in primo piano per raccontare una figura oscura e potente come quella di Escobar, interpretato da Del Toro che si cala magnificamente in un ruolo che sembra essere stato creato apposta per lui.

Per Il clan (El Clan), il regista Pablo Trapero ha vinto il Leone d’Argento al Festival di Venezia 2015 per aver raccontato con uno stile secco, ma non privo di humour nero, la storia vera di una famiglia nell’Argentina degli anni ’80 che dietro la facciata perbenista e tranquilla si rivelava essere un clan a tutti gli effetti dedito ai sequestri di persona. Nel racconto di questa famiglia, ispirato a un fatto di cronaca, viene raccontata anche la storia di un paese durante la transizione dalla dittatura alla democrazia, svelando i retroscena più nascosti e reconditi. Un film che merita la visione, a quasi un anno dalla sua presentazione al Lido.

Bruno Dumont è un regista che, da sempre, divide pubblico e critica con i suoi film criptici e per nulla semplici. Pur virando verso la commedia non fa eccezione Ma Loute, presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes che vanta un cast comprendente Fabrice Luchini, Valeria Bruni Tedeschi e Juliette Binoche. Il film, ambientato sulla Cote d’Opale nel 1910, vede i membri di due famiglie innamorarsi a vicenda mentre sul luogo un ispettore di polizia e il suo assistente indagano su alcune misteriose sparizioni. Un film di non facile definizione che ha fatto storcere il naso ai più, ma che sicuramente dimostra di essere almeno un tentativo, forse non del tutto riuscito, di affrontare strade inusuali nel cinema.

Il cinema di genere non va in vacanza, e dunque ecco arrivare Paradise Beach – Dentro l’incubo (The Shallows), il film di Jaume Collet-Serra che ha come protagonista Blake Lively in una situazione alquanto delicata: una ragazza che sta facendo windsurf resta bloccata nell’acqua davanti a un’isola a causa di uno squalo che le impedisce di tornare sulla terraferma. Il soggetto (non nuovo: ricordate Open Water?) è tutto qua per un film che in America non ha fatto sfracelli al box office; vedremo se il pubblico nostrano accorrerà in massa.

Vedere recitare Helen Mirren è sempre un piacere, soprattutto in ruoli mascolini e per nulla amorevoli come in Il diritto di uccidere (Eye in the Sky), diretto da Gavin Hood in cui l’attrice inglese interpreta il colonnello Katherine Powell al comando di un’operazione a distanza contro una cellula terroristica a Nairobi. Un drone, pilotato da un giovane soldato, costituisce l’occhio sul campo, ma quando si tratta di dover prendere una decisione su un attacco da sferrare, le cose precipitano rovinosamente. Un film che si colloca a metà tra il thriller e il genere bellico; visto il soggetto, quanto mai attuale.