Dopo dieci anni di silenzio Gore Verbinski torna al cinema con Good Luck, Have Fun, Don’t Die, e lo fa come se non se ne fosse mai andato, come se avesse passato un decennio a osservare il mondo diventare sempre più assurdo, più digitale, più dipendente da schermi e algoritmi… restituendoci tutto questo in forma di commedia sci‑fi apocalittica.
La sua ultima creatura è un film che non chiede permesso: entra, urla, ride, corre, inciampa, si rialza e continua a correre. È caotico, sfrontato, a tratti volutamente sporco, ma pieno di un’energia che oggi manca a tanti blockbuster “perfetti” e senz’anima.
La storia si apre in un classico diner di Los Angeles, un luogo così ordinario da sembrare fuori dal tempo. È qui che un uomo trasandato, sudato e visibilmente provato — interpretato da un Sam Rockwell in stato di grazia — irrompe dichiarando di venire dal futuro. Non è una rapina, non è un delirio, ma è il suo 117° tentativo di salvare l’umanità da una super‑IA che, nella sua linea temporale, ha quasi cancellato la razza umana.
Sam Rockwell interpreta questo personaggio come un uomo che ha visto troppo, ha fallito troppo e ha perso quasi tutto, tranne una cosa: la convinzione che solo quel gruppo di sconosciuti seduti in questa tavola calda possa cambiare il destino del mondo. È un’idea molto semplice da afferrare, ma Verbinski la racconta con un’ironia e un’energia che la rendono subito credibile.
Il confronto inevitabile con Everything Everywhere All at Once
A questo punto è inevitabile pensare a Everything Everywhere All at Once (qui la nostra recensione). Entrambe le pellicole usano il caos come linguaggio e una fantascienza più emotiva che scientifica. Se i Daniels sfruttavano il multiverso per parlare di identità e scelte, Good Luck, Have Fun, Don’t Die usa i loop temporali per riflettere sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e sulla difficoltà di cambiare direzione in un mondo che accelera senza sosta.
La differenza è nel tono. Everything Everywhere All at Once era un’esplosione visiva al servizio di un dramma familiare, mentre Verbinski punta su un’energia più punk, sporca, vicina alla commedia d’azione. Eppure entrambi condividono una pulsazione anarchica, l’idea di un’opera che rifiuta le forme tradizionali. Dove i Daniels cercavano un senso nel disordine, mentre Verbinski sembra dire che nel disordine ci siamo già. L’unico modo per restare a galla è riderci sopra.
Un cast corale che funziona davvero
Il cast funziona sorprendentemente bene. Haley Lu Richardson interpreta Ingrid, un’animatrice per feste di bambini con una misteriosa “allergia” all’elettronica, mentre Michael Peña porta sullo schermo un personaggio che sembra uscito da una commedia nera degli anni 2000. Ognuno dei membri del gruppo rappresenta una nevrosi contemporanea: l’insegnante perseguitato da studenti posseduti dagli smartphone, la madre che non sa più distinguere il figlio reale dal suo clone IA, il nerd che ha paura di tutto ciò che non può controllare. È un microcosmo umano che funziona perché è riconoscibile.
Gore Verbinski sa dirigere in maniera magistrale questo insieme eterogeneo di umanità come pochi altri sanno fare. La sua regia è un ritorno alle sue origini, giocando con texture sporche, luci intermittenti, caos controllato e un’estetica che ricorda i suoi lavori più visionari. Il suo è un cinema che non vuole essere pulito, ma vuole assolutamente essere vivo!
Qualcosa però funziona meno…
Il film però non è privo di difetti. Il terzo atto rallenta, forse troppo. Dopo un’ora e mezza di ritmo forsennato, la narrazione va ad approfondire la linea temporale del protagonista e la natura della sua missione. È un cambio di tono comunque necessario, ma che può spiazzare chi si aspettava una commedia d’azione pura. Non rovina l’esperienza, ma spezza un po’ la corsa, rallentando di molto il ritmo.
IN CONCLUSIONE
Nonostante qualche imperfezione, Good Luck, Have Fun, Don’t Die è un film che rimane impresso. È rumoroso, sgangherato, caotico, pieno di idee e di cuore. È un’opera che non ha paura di essere troppo, e proprio per questo risulta più sincera di tanti prodotti di maniera.
Un film che farà impazzire chi ama i viaggi nel tempo cinici, i paradossi temporali e Sam Rockwell che urla, ma che farà storcere il naso a chi ama una fantascienza Hard composta, tecnica, pulita e ordinata.
Good Luck, Have Fun, Don’t Die: recensione del film sci-fi

Regista: Gore Verbinski
Data di creazione: 2026-06-26 12:07
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