Abbiamo visto “Gli occhi degli altri“, il film di Andrea De Sica presentato alla Festa del Cinema di Roma. Questa è la nostra recensione.
Andrea De Sica é figlio e nipote d’arte ma questo può essere solo un valore aggiunto per uno come lui che ha avuto modo di dimostrare il proprio talento ne I figli della notte (2017) e Non mi uccidere (2021), e di confermarne la portata, con una nuova maturità, nel suo terzo lungometraggio Gli occhi degli altri, presentato in anteprima alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Concorso – Progressive Cinema.
Gli occhi degli altri è ispirato ad una storia vera, quella dei marchesi Camillo e Anna Casati Stampa, una storia d’amore finita tragicamente il 30 agosto 1970, una storia che la maggior parte degli italiani non conosce e chi l’ha conosciuta ha fatto di tutto per dimenticare. Perché? Perché nell’Italia perbenista di quegli anni fu il primo femminicidio mediatico, che scandalizzò l’aristocrazia romana, la Chiesa, e l’opinione pubblica, suscitando soprattutto nel pubblico maschile una curiosità e un’ossessione morbosa per i particolari, emersi in centinaia di rullini fotografici, album e diari dei marchesi e dati selvaggiamente in pasto alla stampa e alle riviste per soli uomini dopo la loro morte.
Emerse così la doppia vita della coppia: la coppia aristocratica dall’intensa vita sociale e mondana, con le vacanze in Costa azzurra e le prime alla Scala, che, pur di celebrare un matrimonio in Chiesa, sarebbe stata disposta a sborsare miliardi delle vecchie lire per ottenere l’annullamento dalla Sacra Rota delle precedenti unioni, era nel privato una coppia trasgressiva, libera dagli schemi, spregiudicata, che organizzava orge e incontri sessuali di cui il marchese con la sua macchina fotografica era indiscusso regista; che ospitava nelle camere per gli ospiti dotate di falsi specchi della splendida residenza estiva, dove si praticava rigorosamente il nudismo, coppie di amici che da quegli specchi venivano spiate dai marchesi nei momenti d’intimità; che adescava giovani compiacenti disposti a possedere la marchesa in cambio di laute mance sotto lo sguardo eccitato del marito.

I due erano molto complici e, al di là di ogni perversione, l’amore tra loro fu grande tanto “da superare i limiti limitanti della vita e passare attraverso le soglie della morte”, come scrisse Camillo nei suoi appunti segreti. Quando Anna si stufò la favola si trasformò in tragedia, e il marchese uccise lei e il suo giovane amante per poi suicidarsi.
Il regista sceglie di restituire allo spettatore una storia che viene dal passato ma ha il sapore amaro dell’attualità, una storia d’amore e desiderio che assume invece i toni di ciò che dall’amore è più lontano come il possesso e la manipolazione, una storia di cronaca che dai fatti di cronaca prende solo spunto per poi svilupparsi secondo una narrazione intimista e personalissima, che gioca con la luce, con il ritmo, con il linguaggio dei corpi e, più d’ogni altra cosa, con lo sguardo, perché come sostiene Platone «Se con la parte migliore del tuo occhio, che è la pupilla, guardi la parte migliore dell’occhio dell’altro, vedi te stesso», ovvero solo guardando negli occhi dell’altro si può accedere alla parte più autentica di noi stessi.
Elena, dopo anni trascorsi ad assecondare il marito nelle sue perversioni, è stanca, sente di aver perso la sua dignità di donna, è esasperata e ad un certo punto il suo malessere parla attraverso il suo corpo: non mangia, non parla, non si muove. Nella realtà la marchesa aveva affrontato diversi aborti che le avevano causato degli stati depressivi profondi, si era rassegnata alla diagnosi di infertilità ma suo marito non riusciva a starle vicino amplificando così la sua tristezza.
Andrea De Sica ambienta la storia su un’isola benchè i marchesi vivessero in un attico e superattico di lusso con vista su Villa Borghese in un elegante stabile al civico n. 9 di via Puccini: l’isola fa pensare alla selvaggia isola di Zannone dove avevano la loro residenza estiva, il loro giardino segreto, ma qui l’intera storia inizia e si chiude sull’isola, quasi a voler esasperare il senso di isolamento e profonda solitudine dei personaggi. Elena e Lelio, i protagonisti, hanno tutto: lo status, il denaro, l’amore ma nell’oltrepassare ogni limite il loro tutto è diventato oscurità, tenebra.
Lelio con i suoi accessi d’ira, i modi scontrosi e l’atteggiamento sprezzante di chi tutto può avere o comprare, anche un figlio, è fisicamente vicino a Elena ma emotivamente distante anni luce. Prova ad aiutarla a guarire chiedendo l’intervento di una fattucchiera da Napoli che avrebbe tolto il malocchio alla moglie: qui evidente appare il richiamo all’esoterismo, ben noto a chi frequentava le varie residenze dei marchesi, soprattutto Villa San Martino ad Arcore, dopo la loro morte svenduta a Silvio Berlusconi, che pare fosse teatro di strani accadimenti legati a scabrosi fatti di sangue che in passato vi erano accaduti.
Quando incontra Cesare, giovane arrampicatore sociale, Elena trova in lui non solo un amante ma un espediente per ottenere emancipazione e libertà, o almeno così spera. Il suo strenuo tentativo purtroppo finirà in tragedia, una tragedia che – come nell’intento dichiarato dal regista – avrà il sapore delle tragedie greche, dove hanno trovato rappresentazione sin dall’antichità le storie sì di miti ed eroi ma soprattutto – basti pensare alle donne delle tragedie di Euripide, il primo grande psicologo al femminile della storia antica – dei diritti negati alla donna nella vita quotidiana, nella legge e nella politica platonica.
In Gli occhi degli altri, che a tratti ricorda le atmosfere noir e l’indagine psicologica del cinema di Chabrol piuttosto che la feroce critica delle dinamiche tipiche della società borghese di un certo cinema pasoliniano, Andrea De Sica non intende criticare né giudicare ma semplicemente osservare, raccontare. E proprio in questo intento il film è un film riuscito, impreziosito da una suggestiva fotografia, una nostalgica colonna sonora e degli attori all’altezza della complessità dei personaggi, prova ne è il meritatissimo premio Monica Vitti come miglior attrice alla bravissima Jasmine Trinca, una Elena che non si risparmia, che si dona generosamente ..allo sguardo degli altri.
Gli occhi degli altri sarà distribuito nelle sale dal 19 marzo 2026 sotto il marchio Vision Distribution.
Gli occhi degli altri (2025) | Recensione del film di Andrea De Sica

Regista: Andrea De Sica
Data di creazione: 2025-10-27 10:13
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