Quando si parla di zombie al cinema, il primo nome che viene in mente (giustamente) è George A. Romero, colui che dal lontano 1968, l’anno di La Notte dei Morti Viventi, ha concepito un nuovo modo di intendere l’horror, dando vita a una serie di sequel con protagonisti gli zombie. Ma quando sono altri a mettere le mani sulle sue celebri creature, Romero non si fa scrupoli a lanciare critiche e polemiche.

L’ultima di queste vede al centro il divo Brad Pitt, reo di aver ucciso il genere zombie con World War Z, il film da lui prodotto e diretto da Marc Forster e che, nonostante un ottimo successo al botteghino globale, si è attirato non poche polemiche. L’Hollywood Reporter ha riportato la polemica di Romero in particolare, il quale ne ha anche per la serie tv  The Walking Dead:

“Gli zombie sono ovunque in questo periodo. Penso davvero che Brad Pitt abbia ucciso il genere. The Walking Dead e Brad Pitt lo hanno in un certo senso distrutto. Il remake de L’alba dei morti viventi ha fruttato dei profitti. Penso molti. Poi Benvenuti a Zombieland ha incassato e improvvisamente arriva Brad Pitt e spende 400 milioni di dollari, o una cifra simile, per fare World War Z. Max Brooks è un mio amico e ho pensato che il film non fosse affatto rappresentativo del libro e gli zombie erano come se fossero delle formiche che si arrampicavano su un muro in Israele”.

Indipendentemente da tutto, bisogna dire che Romero non ha tutti i torti, soprattutto se pensiamo alle vicende produttive di World War Z che hanno influito sul finale che sa di “appicicaticcio”. Certo, Romero non sempre ha azzeccato i film, e Survival of the Dead è forse il peggiore di tutti; ma quando ci si approccia al genere zombie, bisognerebbe sempre tenere a mente la metafora della società contemporanea che è il vero nervo dei film di Romero, ma che in film come quello con Brad Pitt viene completamente dimenticata a favore del solo intrattenimento.