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Flee, recensione del film d’animazione candidato agli Oscar 2022


Abbiamo assistito all’anteprima stampa di Flee, l’attesissimo pellicola d’animazione diretta da Jonas Poher Rasmussen candidata agli Oscar 2022, da oggi al cinema. Questa la recensione.

Amin, 36 anni, docente universitario, prossimo alle nozze col suo compagno, ha un passato burrascoso che torna ad affermarsi nei suoi pensieri ora che ha raggiunto una certa stabilità emotiva ed economica. Non è stata una vita di rose e fiori quella di Amin. In fuga dalla guerra, in fuga dall’Afghanistan occupato, il ragazzo ha dovuto rinunciare a tanto e superare odio e pregiudizi, legati anche alla sua omosessualità. Ma è proprio questa continua fuga che permette ad Amin di essere l’uomo che conosciamo oggi e che, con difficoltà, ci racconta il suo modo di essere e di guardare il mondo, dalla più tenera età fino all’età adulta.

Flee è il primo film ad essere candidato all’Oscar sia come miglior film internazionale, che come miglior documentario e miglior lungometraggio d’animazione, biglietto da visita unico per questo film d’animazione e per il regista danese Jonas Poher Rasmussen. Il filmmaker, poco noto alle nostre latitudini, ha al suo attivo altri due importanti documentari dal taglio drammatico che gli hanno valso forti apprezzamenti dal mondo della critica cinematografica, tant’è che Flee non ha avuto nessun problema ad essere selezionato per Cannes al suo debutto.

Flee è un film d’animazione come non se ne vedeva da tempo: fuori dai classici schemi narrativi e con una carica emotiva accompagnata da una narrazione dal forte impatto visivo. Il film racconta una storia importante senza, per questo, cercare l’approvazione del pubblico. I personaggi sono vivi, nei comportamenti e nelle emozioni che esprimono. Nonostante il disegno sia volutamente di taglio fumettistico, si percepisce un certo contatto con la realtà che ci circonda, anche grazie all’inserimento di alcune scene live, prese da spezzoni di documentari e notiziari d’epoca, dando ancora maggiore veridicità sia alle ambientazioni che ai personaggi. Quest’ultimi non risultano mai piatti e, anzi, ognuno di loro ha il proprio spazio per essere approfondito e dotato di uno spessore narrativo che spesso manca alle grandi e più rinomate produzioni a stelle e strisce.

Volevamo un’animazione che potesse portare il realismo della storia, e che fosse allo stesso tempo come un film per adulti“, dice Ladekjær, direttore dell’animazione. “Ci siamo orientati verso il cinema live-action nel modo in cui simula il realismo, e la nostra cinematografia ha seguito le regole della realtà.”

Ed è così che nasce un piccolo capolavoro, grazie al lavoro certosino svolto da Vivement Lundi!: lo studio d’animazione francese è giovane, ma ciononostante ha al suo attivo già numerosi premi e nel film mette in luce tutto il proprio talento.

Flee non delude le aspettative. Imparerete ad amare Amin, ed a piangere e sorridere con lui grazie anche ad una colonna sonora che vi farà sognare e ricordare la vostra gioventù. Questa piccola perla di poesia tocca i cuori dello spettatore ancora con più impatto emotivo visto i giorni che sta vivendo l’Europa intera. Il messaggio di inclusione universale contenuto nel film è forse uno dei viatici più proficui per portare un messaggio di pace che sembra fuggir via in un battito d’ali così come è successo al piccolo Amin più di trenta anni fa.

Flee è attualmente distribuito nelle sale italiane.


Flee
Flee, recensione del film d'animazione candidato agli Oscar 2022

Direttore: Jonas Poher Rasmussen

Data di creazione: 2022-03-10 10:19

Valutazione dell'editor
4

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