Il Pop Corn Festival del Corto si sta scaldando per la sua nona edizione, che illuminerà Piazzale dei Rioni a Porto Santo Stefano (Monte Argentario) dal 24 al 26 luglio 2026.
Con il bando per i cortometraggi appena concluso il 2 giugno, la macchina organizzativa guidata dalla direttrice artistica Francesca Castriconi è a pieno regime. Il tema di quest’anno, “Luce e ombra: proiezioni dell’anima”, promette racconti intensi e profondi. A guidare la giuria di professionisti che valuterà le opere c’è, ancora una volta, una firma d’eccezione del cinema e della scrittura italiana: Federico Moccia.
In vista del suo arrivo a Porto Santo Stefano, la nostra redazione ha avuto il piacere di intercettarlo per una chiacchierata in anteprima. Ne è emerso il ritratto di un autore curioso, attento e profondamente affascinato dai nuovi linguaggi visivi, pronto a mettersi al servizio dei giovani talenti.
Il Cinema Breve e i Giovani Registi: L’Intervista a Federico Moccia
La Redazione: Lei è abituato a costruire storie ampie, nate sulle pagine dei romanzi e poi dilatate sul grande schermo. In un cortometraggio, invece, si ha pochissimo tempo per colpire. Qual è la prima cosa che cerca in un corto?
Federico Moccia: “La prima cosa che cerco in un corto è l’atmosfera che riesce da subito a trasmettere, creando appunto l’interesse per quello che può succedere, oppure un personaggio con delle caratteristiche particolari che comunque, in qualche modo, mi fa incuriosire di lui, mi permette di affezionarmi e di avere voglia di seguire la storia.”
La Redazione: Con i Suoi libri ha battezzato l’immaginario sentimentale di un’intera generazione di adolescenti. Oggi, al Pop Corn Festival, si trova a giudicare le opere di molti giovani registi. Come raccontano l’amore, la rabbia e il futuro i ventenni di oggi attraverso la macchina da presa? Trova delle differenze rispetto ai ragazzi di Tre metri sopra il cielo?
Federico Moccia: “Io credo che i ventenni di oggi siano molto più adulti, ma anche i super giovani – nel senso gli adolescenti – quelli che hanno 14 o 15 anni, sono veramente sorprendenti rispetto a come si sono abituati, anche attraverso inevitabilmente i social e la vita digitale, ad avere un’altra conoscenza, un’altra curiosità della vita. Quindi ci sono delle grandissime differenze rispetto ai ragazzi di ‘Tre metri sopra il cielo‘. Ma nello stesso tempo, a mio avviso, sono anche adulti nella capacità di girare, nella tecnica… questo mi ha molto sorpreso.”
La Redazione: Ha inventato un rito generazionale (i lucchetti di Ponte Milvio) diventato poi un simbolo globale. Oggi le relazioni passano tantissimo attraverso i social e gli schermi. Se dovesse scrivere o girare oggi la storia di “Babi e Step“ quale sarebbe il loro “simbolo”?
Federico Moccia: “Ma il simbolo di ‘Babi e Step’ secondo me rimanerebbe sempre in qualche modo il lucchetto, perché il lucchetto ha una forza che sta andando oltre quello che è stato il momento nel 2006. Sono passati vent’anni, eppure vedo che continuano a mettere lucchetti perché è una promessa, perché chiudere un lucchetto in un ponte e lanciare la chiave affinché non si possa più aprire quel lucchetto, è la promessa di andare avanti con un rapporto. Quindi credo che sia molto bello e molto attuale.”
La Redazione: Nei film tratti dai Suoi libri, la musica ha sempre avuto un ruolo emotivo fondamentale (pensiamo ad esempio a Tiziano Ferro). Nel cinema breve, dove i dialoghi sono spesso ridotti all’osso, come valuta l’uso del sonoro e della musica?
Federico Moccia: “Il sonoro e la musica in generale secondo me è sempre un elemento molto importante perché in maniera quasi subliminale riesce comunque a rafforzare la scena, a emozionare di più, a renderla più completa, a renderla più forte… più potente, quindi per me è fondamentale. È vero che in questi corti, sia italiani che internazionali, vedo l’uso soprattutto del suono molto presente, anche in dei momenti di grande silenzio dove non parlano gli attori, però la musica – o il suono – riesce a sottolineare in maniera molto forte alcuni di quei momenti”.
La Redazione: I Suoi libri e i Suoi film hanno riempito le librerie e le sale, ma la critica cinematografica e letteraria spesso non è stata tenera con Lei. Si è mai sentito incompreso? E quanto conta il giudizio della critica quando ha dalla Sua parte l’affetto di milioni di lettori?
Federico Moccia: “allora… se mi sono sentito incompreso, ma incompreso mi sembra troppo! Sicuramente ci sono state delle critiche che, a mio avviso, a volte hanno esagerato. Credo sempre che quando si ottiene un successo così grande come è stato quello di ‘Tre metri sopra il cielo‘, ‘Ho voglia di te‘, ma anche ‘Scusa ma ti chiamo amore‘ o ‘Scusa ma ti voglio sposare‘, significa che si è di fronte a storie ben precise. Storie che hanno intercettato un pubblico così vasto da non limitarsi a quello italiano, bensì europeo e internazionale. Basti pensare che in Spagna i remake di ‘Tre metri sopra il cielo’ e ‘Ho voglia di te’ hanno incassato oltre 14 milioni di euro ciascuno, per un totale di circa 28 milioni. C’è stato un pubblico enorme che ci ha seguito: oltre al successo dei film, i libri sono stati tradotti in 16 lingue e acquistati da moltissimi lettori. Sono stato l’autore più venduto in Spagna per due anni consecutivi, nel 2012 e nel 2013, risultando lo scrittore numero uno rispetto agli autori sia spagnoli che internazionali. Però a me non importa sottolineare questi aspetti, perché credo che i numeri siano relativi. Io credo molto nella bellezza del libro e nel ponte che si crea con il lettore. Quando sono andato in giro per il mondo, durante gli incontri ravvicinati con persone che non conoscevo — e che mai avrei potuto immaginare avessero letto un mio libro — ho visto nei loro occhi un’emozione fortissima. Vedevo proprio la bellezza del sentimento, della commozione, di tutto quello che, attraverso le mie parole, era arrivato a loro, nonostante non ci conoscessimo. Quindi, se da una parte c’è stata una certa severità, dall’altra ci sono stati giornalisti che hanno saputo cogliere davvero quello che stava accadendo, capaci di capire e apprezzare, passo dopo passo, la qualità del mio scrivere e del mio fare cinema.”
Pop Corn Festival: un ponte tra cultura pop e cinema indipendente
Questa chiacchierata in anteprima con Federico Moccia ci restituisce l’immagine di un autore che, lontano dalle vecchie etichette mediatiche, sa mettersi sinceramente in ascolto delle nuove generazioni di filmmaker. La sua presenza nella giuria del festival è il simbolo perfetto dello spirito che anima la manifestazione toscana: creare un ponte solido tra chi ha segnato la storia della cultura pop italiana e chi, oggi, sta iniziando a scrivere il proprio futuro cinematografico, un fotogramma alla volta.
L’appuntamento con il cinema d’autore è quindi per il 24, 25 e 26 luglio 2026 a Porto Santo Stefano per vivere insieme l’energia dell’evento e scoprire quali cortometraggi sapranno conquistare i giurati.
Federico Moccia, tra cinema e scrittura
Classe 1963, Federico Moccia è uno dei registi, sceneggiatori e scrittori più influenti del panorama pop e romantico italiano. Dopo gli esordi nel mondo del cinema e della televisione come autore e regista, raggiunge il successo planetario nei primi anni Duemila con il romanzo d’esordio Tre metri sopra il cielo (diventato prima un film cult e poi una serie TV di successo) e il successivo Ho voglia di te, opere capaci di lanciare veri e propri fenomeni di costume, come la celebre moda dei lucchetti d’amore su Ponte Milvio.
Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo — tra cui Scusa ma ti chiamo amore e Amore 14 — Moccia ha sempre affiancato alla scrittura letteraria la regia cinematografica e teatrale. Da sempre attento alle dinamiche generazionali e ai nuovi linguaggi narrativi, la sua presenza nella giuria del Pop Corn Festival 2026 conferma il suo legame indissolubile con il mondo dei giovani talenti e del cinema indipendente.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Monte Argentario e dalla Regione Toscana, si conferma un trampolino di lancio fondamentale per i giovani registi. Ulteriori informazioni saranno disponibili direttamente sul portale istituzionale della kermesse cinematografica grossetana.
Un grazie a Marco Solari per averci concesso l’utilizzo della foto di copertina.
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