Il 21 giugno 2017 si è svolta alla Casa Del Cinema di Roma l’anteprima di Cattivissimo Me 3, il nuovo capitolo della divertente saga animata prodotta da Illumination Entertainment, nonchè l’incontro con i voice talents Max Giusti, Paolo Ruffini e Arisa.

Durante l’incontro stampa con i voice talents italiani di Cattivissimo Me 3, abbiamo avuto l’onore di rivolgere loro alcune domande riguardo l’esperienza vissuta in cabina di doppiaggio. Vi invitiamo pertanto a dare una lettura alla nostra intervista “tripla”.

Universal Movies: Il film è un grande omaggio agli anni 80: che rapporto avete con questo decennio?

Max Giusti: Sette anni fa Illumination Entertainment di Chris Meledandri lanciava il primo Cattivissimo Me ed è diventato nel tempo una realtà, che ci ha portati dal mondo costruito delle fiabe a dei film veri e propri. Il mondo rispecchiato è quello della positività, in cui si respira un’aria scatenata, che coincide pienamente con gli anni ’80 quando c’era molta più leggerezza. In Italia, per esempio, siamo passati dai film degli anni 80 con Giovannona Coscialunga e Tomas Milian, con un lessico molto aperto, all’estremo opposto di oggi, in cui si è molto bacchettoni e si cerca sempre la correttezza, anche in un cartone. Ho apprezzato questo Cattivissimo Me proprio perché va nella direzione opposta e rispecchia pienamente quegli anni ormai perduti.

Paolo Ruffini: Io sono affezionato al periodo degli anni ’80.  Sono gli anni in cui siamo cresciuti con Holly & Benji, il cubo di Rubik e di Bim Bum Bam, gli anni colorati del walkman. Il mio personaggio si chiama Balthazar Bratt, il quale è un enfant prodige di una serie televisiva degli anni ’80, che viene licenziato da Hollywood e che più che essere un cattivo, è un infelice. Io, per esempio sul braccio ho tatuato Gary Coleman, l’attore principale del telefilm Arnold; per me era un amico vero, nel senso, che quando tornavo a casa da scuola, mi faceva compagnia tutto il pomeriggio. In fondo, il destino avverso, che ha avuto Gary Coleman è più o meno lo stesso di Balthazar Bratt: è una dinamica che sembra lontanissima ma che in in realtà, è vissuta fortemente, da molti di coloro che che vengono dimenticati facilmente, dallo star system. Pensando a quello che sta uscendo oggi al cinema e in televisione come Baywatch, Supercar, Predator o Terminator sono tutti figli degli anni ’80, in cui il mito e l’epica hanno resistito al cambiamento prodotto dall’impatto della pop culture, rimane pertanto un prezioso bagaglio culturale, ancora intatto, che andrebbe preservato.

Arisa: Io sono nata nell’ 82 e quegli anni piacevano tanto anche a me; mi piacevano lo stereo e il videoregistratore con la multi cassetta, dove tu potevi registrare anche dei frammenti di radio e poi mi piacciono molto i colori di quegli anni, oltre a ciò era notevole il livello di serenità, che si viveva in famiglia, in quel periodo.

Universal Movies: Vi siete ispirati a qualcuno per costruire il vostro personaggio lavorando sulla vostra voce?

Paolo Ruffini: Maurizio Seymandi.

Max Giusti: Quando abbiamo ascoltato sette anni fa per la prima volta la voce di Steve Carell, ci siamo resi conto quanto fosse improponibile in Italia perché lui aveva un forte accento di immigrato dell’Est e anche se aderirebbe perfettamente al personaggio, sarebbe stato accolto con molte critiche e come non politicamente corretto. Per questo film, i timbri vocali che ho usato sin dall’inizio con Gru sono nati dopo avere passato due giorni in sala a cercare una voce che potesse essere cattiva in alcune tonalità e molto dolce in altre e quindi l’ispirazione è nata dall’immagine del personaggio che ho sentito come più vera.

Arisa: La prima volta, che ho sentito la voce di Lucy in originale, ho avuto una specie di folgorazione per il personaggio e ciò mi ha ispirata molto, inoltre Marco Guadagno che è stato il nostro direttore di doppiaggio, mi ha aiutata a lavorare sulla voce. Anche se l’inglese e l’italiano hanno due cadenze molto diverse, ho cercato comunque di rimanere fedele alla voce originale.

Universal Movies: Vorrei chiedere a Max Giusti quale è stata in sette anni l’evoluzione di Gru e come si sente addosso il personaggio?

Max: Quello che propone Illumination Entertainment ci fa sempre trovare una scusa per andare al cinema per portare i bambini per vedere un Cattivissimo Me perché ci trovi citazioni di Lehman Brothers o di ecologia piuttosto che in merito alle nostre manie. Immaginare un cattivo come Balthazar Bratt che ti uccide con le gomme da masticare, per quelli come me, che si sono rovinati il lavoro di anni del dentista ci fa capire quanto questo sia un vero e proprio film. Quando abbiamo cambiato il direttore di doppiaggio da Fiamma Izzo a Marco Guadagno, c’è stata un’attenzione enorme su ogni singolo passaggio di Cattivissimo Me 3; siamo partiti con leggerezza e poi è diventata una cosa sempre più grande. Il personaggio di Gru si è evoluto con me e quando vado indietro negli anni è come se mi vedessi allo specchio. Io ero appena arrivato al grande successo, stavo diventando papà e poco dopo mi sono ritrovato, a doppiare il primo Cattivissimo Me. Il mondo dei cartoons costruito per i bambini aiuta in realtà a fare sentire bene, anche noi grandi: è una grossa opportunità lavorativa e professionale, ma anche umana, fermarsi un attimo per tornare ad un mondo puro, che dimentichiamo sempre più velocemente.

Universal Movies: Paolo Ruffini mi diceva che è stato molto complicato doppiare il personaggio di Balthazar Bratt. Può dirci qualcosa in merito Ruffini?

Paolo Ruffini: Il mio personaggio è un pazzo che urla continuamente e il primo giorno, dopo averci lavorato, sono rimasto senza voce per un pezzo. Mi sentivo inoltre una grande responsabilità addosso con questo ruolo perché mentre doppi, puoi interferire con i sogni dei bambini. Inoltre devo dire che i voice talents originali hanno fatto un ottimo lavoro, perciò arrivare allo stesso livello è stato molto impegnativo. Il mio personaggio ha delle sfaccettature psicologiche complesse: E’ diventato cattivo perché è rimasto scottato da Hollywood per averlo dimenticato e vuole vendicarsi, radendola al suolo. Il grande tema del film forse è la felicità, che ogni personaggio cerca di raggiungere a modo suo e quando non ci si riesce succede che: Si diventa resilienti, oppure si trasforma l’insuccesso in vantaggio come succede al personaggio di Agnes, mentre cerca un unicorno, oppure ancora si diventa cattivi cercando di fare soffrire gli altri esattamente come si comporta Balthazar Bratt. Un altro messagio del film è anche un invito a non prenderci troppo sul serio e lo trovo molto attuale. Una cosa che mi manca degli anni 80 è proprio quella libertà scatenata. L’idea che oggi in un programma come Drive in Gianfranco D’Angelo fa as fidanken verrebbe subito fatto cancellare dagli animalisti e uno come Renzo Arbore con le ragazze Coccodè riceverebbe le ingiurie su Twitter e verrebbe fatto chiudere. Secondo me questo film prova nostalgia per il grande senso di libertà degli anni ’80: è un film politico che ti racconta un’idea nuova di famiglia e sul raggiungimento dei sogni individuali, rivolgendosi a tutti, senza distinzione di età, sesso o provenienza culturale. L’idea di fare un cartone animato come Cattivissimo Me in un momento come questo in cui si parla tanto di odio sui social networks è catartico. Nel cartoon quando si parla di guerra, si tratta di guerra dance, a chi balla più da scemo e io con il mio personaggio che ha una chitarra da cui parte “jump” di Van Halen, che stermina tutti a suon di musica, è un’idea così interessante, che è un dovere comunicarla ai nostri bambini.

Universal Movies: Una domanda per Max Giusti: Dato che doveva fare due voci simili, le ha fatte in due momenti diversi oppure contemporaneamente?

Max Giusti: Abbiamo scelto di fare prima Gru poi Dru. Ho dovuto fare un grande lavoro di respirazione col diaframma e imporre un numero massimo di ore giornaliere perché con delle tonalità così alte si rischia facilmente di perdere la voce. Era difficile perché Gru e Dru dovevano essere diversi fra loro, ma non troppo, e con un tono di voce non troppo alto altrimenti sarebbe sgradevole da sentire. Ho fatto quasi 20 giorni di doppiaggio che non è nella norma per un cartone però la sfida era così alta che ho messo in gioco tutto me stesso: è un personaggio che mi sento dentro e raramente mi capitano delle sfide così.

Universal Movies: voi date qualcosa al personaggio ma il personaggio restituisce qualcosa a voi? Vi costringe ad esplorare delle parti di voi e della vostra voce che non conoscete?

Arisa: a me Lucy Wilde è stato di grandissimo esempio perché è una donna un po’ combattuta tra gli affetti e la carriera e come la maggior parte di coloro, che come me fanno un lavoro un po’visibile mi ci sono ritrovata, però lei riesce con leggiadrìa ad arginare tutti gli ostacoli. Ogni tanto immergermi in lei mi porta in una dimensione di rettitudine. Doppiare il personaggio mi ha aiutato a scoprire dei colori della mia voce che prima non conoscevo: anche per me è stato critico, infatti la prima volta ho perso la voce e poi ho capito come fare a metterla in maschera, così da non perderla di nuovo e riuscire a fare i cambiamenti vocali che faceva la Lucy in originale.

Ruffini: A me il personaggio ha fatto capire come fondamentalmente a volte anche se delle cose nella vita non vanno esattamente come te le aspetti puoi sempre risolverle. Sapere che Trey Parker è stato il contraltare mio dall’altra parte mi fa sentire lusingato e mi fa venire voglia di ringraziare la Universal per questa grande opportunità che mi ha dato: è un autore del quale ho molta stima per la sua “scorrettezza politica”. Mi piacerebbe riuscire a fare i palloncini con le gomme da masticare come Balthazar Bratt anche se francamente non invidio la chiazza che ha in testa ma la pettinatura e il modo di vestirsi dimostrano un certo stile.

Giusti: Interpretare Gru mi ha permesso di indossare i panni del vincente per una volta, infatti noi comici siamo quelli che fanno sempre ridere ma in realtà è una maniera per nascondere la nostra malinconia; è stata per me un’opportunità per essere figo in famiglia che è la cosa che conta di più.