Ieri sera si è svolta la 62ma edizione dei David di Donatello che ha visto trionfare il musical partenopeo Ammore e malavita dei Manetti Bros. Vediamo di fare un riassunto ragionato sui vincitori. Potete leggere qui l'elenco con i vincitori.

Ammore e malavita, forte delle sue 15 nomination, si è aggiudicato cinque premi; da menzionare quello per miglior film e quello a Claudia Gerini come miglior attrice non protagonista. Il film, presentato con successo in concorso a Venezia, è un ottimo esempio di come il cinema di genere possa essere sinonimo di qualità e inventiva (come ha dimostrato La Forma dell'Acqua per Venezia e gli Oscar).

Il premio per la miglior regia è andato a Jonas Carpignano per il bellissimo A Ciambra che forse si meritava qualcosa di più (il film ha vinto anche il David per il miglior montaggio). Altro grande protagonista di questi David è stato Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli: il film, incentrato sugli ultimi anni dell'artista/cantante Nico, si è aggiudicato quattro David tra cui quello per la sceneggiatura originale.

Grande emozione per i David assegnati a Giuliano Montaldo (classe 1930) come miglior attore non protagonista per Tutto quello che vuoi e quello a Renato Carpentieri per La tenerezza: in entrambi i casi meritati.

Applausi per il David alla carriera assegnato a Steven Spielberg: regista che dimostra sempre di provare una passione concreta per il cinema, anche italiano.

Film come La tenerezza A Ciambra dovevano (potevano) aggiudicarsi qualcosa in più, ma da questa edizione dei David di Donatello sono emersi due dati oggettivi: la rinascita autoriale dei generi (Ammore e malavita) e la rinascita - non solo cinematografica - di Napoli, protagonista del musical dei Manetti Bros. e di Napoli velata di Ferzan Ozpetek, premiato per la scenografia e la fotografia.

Da menzionare il monologo iniziale, in bilico tra commozione, indignazione e ironia, di Paola Cortellesi. Se ve lo siete perso, recuperatelo qui sotto.