Anche gli 89° Academy Awards sono archiviati (leggete qui l'elenco dei vincitori). A mente fredda - e dopo aver digerito lo shock per l'errore finale - facciamo una carrellata sui vincitori e sui vinti, facendo qualche considerazione su ciò che è andato bene e cosa invece poteva andare meglio.

Cominciamo con La La Land. Il musical di Damien Chazelle era il super favorito di quest'edizione con ben 14 nomination. Ben presto, però, anche un film sognante come questo ha dovuto fare i conti con la (dura) realtà. Come ormai è noto, un errore ha dato l'illusione a Chazelle & Co. di aver vinto l'Oscar per il miglior film, premio in realtà andato a Moonlight. Il musical è riuscito a ottenere "solo" sei premi: regia, attrice protagonista (Emma Stone), colonna sonora, canzone (City of Stars), scenografia e fotografia. E proprio Chazelle ha conquistato un posto d'onore nella storia degli Oscar: egli è infatti il regista più giovane ad aver vinto l'ambìto premio ottenendo, così, un piccolo grande record.

Un piccolo grande trionfo per il cinema black, in diretta contrapposizione a quanto accaduto l'anno scorso. Molte personalità di colore hanno infatti conquistato la statuetta, a cominciare da Mahershala Ali, miglior attore non protagonista per Moonlight, film vincitore anche per la sceneggiatura non originale firmata dal regista Barry Jenkins insieme a Tarrell McCraney. Meritatissimo l'Oscar andato a Viola Davis per la sua interpretazione in Barriere che, però, non ha visto trionfare il regista e protagonista Denzel Washington il quale è apparso leggermente stizzito - o forse solo molto emozionato - al momento della vittoria di Casey Affleck.

E proprio il film con protagonista Affleck (Manchester by the Sea) ha consentito al regista e sceneggiatore Kenneth Lonergan di vincere l'Oscar per la sceneggiatura originale: più che giusto, ma un po' dispiace per Chazelle. Come volevasi dimostrare, l'Oscar per il miglior film straniero è andato a Il Cliente di Ashgar Farhadi, assente alla cerimonia per boicottaggio contro i decreti di Trump.

Impossibile non essere dispiaciuti per il mancato riconoscimento al meraviglioso Fuocoammare di Gianfranco Rosi a cui è stato preferito O.J. Made in America, il documentario di Ezra Edelman che vanta il primato di film più lungo (quasi otto ore) che abbia mai vinto un Oscar. Una soddisfazione per l'Italia in ogni caso c'è stata, ovvero quella per l'Oscar vinto da Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini che, insieme a Christopher Nelson, hanno creato il make-up in Suicide Squad.

Una parentesi a parte merita il momento dell'In Memoriam: incredibile la gaffe nel momento in cui veniva celebrata la costumista Janet Patterson ma con la foto della produttrice australiana Jan Chapman che, tra l'altro, è viva e in perfetta salute.

Questo è (più o meno) quanto accaduto nella notte agli Oscar 2017, i primi Oscar dell'era Trump, quelli che hanno visto premiati molti artisti di colore, forse come messaggio diretto da parte dell'Academy verso il presidente. Inevitabilmente, questi Oscar saranno ricordati per l'incredibile errore finale; una sorpresa, certo, ma anche un brutto momento per chi ha sperato (come il sottoscritto) che La La Land, col suo spirito sognante e meravigliosamente cinematografico, fosse riuscito nell'impresa. Sarebbe bello se si potesse fare come nel finale del film, ma questa è la (dura) realtà. Noi, però, continueremo a sognare con Mia e Sebastian perché è questo che il cinema deve fare.

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