Per la rubrica Cult Classics questa mattina commentiamo un capolavoro di una ventina di anni fa, Via da Las Vegas, culmine artistico e irripetuto per Nicolas Cage, Mike Figgis e Elisabeth Shue.

Trama:

Ben perde tutto: la famiglia, il lavoro, i soldi. Quindi si trasferisce a Las Vegas con l’intenzione di bere fino a perdere la vita. Qui, però, incontrerà Sara, un prostituta, e la situazione si complicherà.

Il nostro giudizio:

il film è una discesa all’inferno del personaggio di Ben, che non si arresta neanche quando incontra l’angelo Sara, una prostituta con cui instaura una relazione. Una relazione colma di accettazione, dolorosa, in cui i momenti di tenerezza sono poca cosa rispetto alla disperazione di Ben, che ingurgita alcoolici per tutta la durata del film.

la regia di Figgis è ruvida, dura, intensa, supportata da una fotografia scura e realista. Las Vegas appare, così, un luogo fatiscente, triste e disgraziato. Il regista ama i suoi personaggi e non esprime giudizi. Non gira nessuna scena che non sia necessaria al film e alla trama.

Probabilmente Via da Las Vegas è stata la vetta della carriera di Nicolas Cage che, oramai, si sta sfaldando completamente nella sua discesa nella mediocrità. Qui ci regala un personaggio intenso, duro, a cui l’attore regala momenti di tenerezza a momenti di repulsione, giustamente premiato con un Oscar come miglior attore protagonista. Notevole, se non superiore, la performance di Elisabeth Shue, anche qui incredibilmente tridimensionale e toccante.

La colonna sonora del film è particolarmente intensa. Curata quasi interamente dal regista stesso, lo score ha una forte tonalità jazz e comprende tre perle musicali cantate da Sting. Una colonna sonora che consiglio di acquistare perché funziona benissimo anche a sé stante.

Molto belli e interessanti gli interludi in cui si vede Sara parlare con un ascoltatore invisibile, probabilmente uno psicologo, che danno alla pellicola un sapore ancora più intenso e doloroso.

Via da Las Vegas è uno dei più grandi film girati sull’alcoolismo. La regia ruvida di Figgis e le fantastiche interpretazioni dei due attori ci regalano un capolavoro intimo e doloroso sull’amore e sulla morte. Una coppia bellissima, che si appartiene completamente, anche a costo di accettare l’ineluttabilità della morte. Il finale, tragico e straziante, unisce per pochi minuti i corpi e le anime dei due amanti e lascia sulla nostra pelle una sensazione di disagio fortissima.

Il film è stato molto amato dalla critica e dal pubblico. La critica ha promosso l’opera di Figgis a pieni voti, il pubblico ha apprezzato molto il film benché uscito inizialmente in poche copie e, successivamente alle nominations agli Oscar, distribuito più diffusamente.

Figgis ha consigliato agli attori di documentarsi sui personaggi. Mentre la Shue si è limitata ad intervistare delle prostitute, pare che Nicolas Cage si sia ubriacato più volte e si sia fatto riprendere con una videocamera per capire come parla da ubriaco e come si muove.

Cast:

Mike Figgis, il regista,  è un po’ sparito dall’orizzonte cinematografico, rispetto al decennio precedente. Via da Las Vegas è stato sicuramente il suo capolavoro, ma ottimi sono anche stati Timecode, Oscure presenze a Cold Creek e Complice la notte. Ora si occupa maggiormente di cortometraggi e documentari, difatti il suo prossimo lavoro si chiamerà Rotterdam, I love you, prodotto corale di 8 registi tra cui Atom Egoyan e Claire Denis.

Anche per l’attore principale, Nicolas Cage, questo film rappresenta la massima espressione di una carriera interessante ma costellata da troppi brutti film ed in caduta libera verso la disgrazia artistica. Esploso in Fuori di testa e in Rusty il selvaggio, Cage ha lavorato in un centinaio di film, toccando la massima notorietà con Il mistero dei templari, Stregata dalla luna e Kick-ass. Attore prolifico, l’abbiamo visto da poco al cinema in USS Indianapolis. Prossimamente sarà in 7 film di cui i più interessanti sono Zander diretto da Russell Mulcahy e Looking Glass di Tim Hunter.

La bravissima Elisabeth Shue è stata una attrice molto sottovalutata da Hollywood e, per questo film, avrebbe decisamente meritato un Oscar. Famosa per la saga di Ritorno al Futuro e per L’uomo senza ombra, Elisabeth nasce artisticamente nel 1984 con Karate Kid, per vincere domani. In questo periodo si è dedicata alla TV con CSI, in cui ha interpretato la parte di Julie Finlay e ha appena terminato il film Death wish, remake de Il giustiziere della notte, diretto da Eli Roth e interpretato da Bruce Willis e Vincent D’Onofrio.

La splendida e carnale fotografia di Via da Las Vegas è stata curata da Declan Quinn, che lavora nel cinema da molti anni ma su pochi progetti di successo, tra cui ricordiamo Rachel sta per sposarsi, In America e Pride and glory. Quinn nasce artisticamente a metà degli anni ’80 legato a progetti su e con gli U2. Ha, poi, continuato a muoversi nel mondo musicale con lavori per Justin Timberlake, Lady Gaga e Neil Young. Adesso aspettiamo di ammirare il suo lavoro in Black 47, diretto da Lance Daly.

Via da Las Vegas ha avuto 4 candidature agli Oscar, di cui uno solo portato a casa per l’interpretazione di Nicolas Cage. Anche per i Golden Globes il discorso è stato medesimo: 4 candidature e una vittoria. Tre, invece, le nominations ai BAFTA.

La scena da incorniciare:

tra le numerose scene da incorniciare, è bello ricordare quella in banca, con Ben che non riesce a tenere la mano ferma per firmare un assegno: una bella bevuta e il nostro torna in banca con una mano ferma e decisa. Stessa scena e sviluppo speculare per una analisi degli effetti dell’alcool.

Ben e Sara sono al ristorante, lui le regala un paio di orecchini stupendi e, mentre glieli appunta ai lobi delle orecchie, le dice una frase agghiacciante che rimette in asse la scena romantica e lascia sul viso della ragazza un’espressione di vergogna e di dolore, come anche agli spettatori. Cult!

Ecco il trailer del film e le due scene su citate: