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[Cult Classics] La recensione di La parola ai giurati (Sidney Lumet – 1957)

Torna dopo una lunga assenza Cult Classics, la nostra rubrica dedicata ai grandi classici del passato, oggi parliamo di un film seminale nella filmografia degli anni ’50, di Sidney Lumet, di Henry Fonda e del cinema di qualità in generale: La parola ai giurati.

Trama:

Un giovane ispano-americano è accusato dell’omicidio del padre e dopo il dibattimento in aula, i giurati si riuniscono per decidere. La maggioranza è convinta della colpevolezza del ragazzo, le prove sembrano inconfutabili e si vorrebbe liquidare in fretta la faccenda per poter poi tornare a casa. Ma uno dei giurati è tenacemente convinto dell’innocenza del giovane e comincia ad instillare dubbi negli altri…

Il nostro giudizio:

il celebre film di Sidney Lumet colpisce immediatamente per la scelta registica di circoscrivere l’azione in un’unica stanza, a parte pochissimi momenti in aula e in un bagno del tribunale. Il senso di oppressione dello spettatore è palpabile, come pure quello dei protagonisti in una stanza per ore, con un caldo infernale, a discutere e a ragionare su un ipotetico omicidio.

La macchina da presa, mano a mano che il film progredisce, si avvicina sempre di più verso i 12 uomini: dapprima Lumet sceglie dei grandangoli, fino ad arrivare alle ultime scene con la cinepresa vicina ai protagonisti, a catturare gli occhi e gli sguardi.

L’opera ha un forte valore simbolico: gli anni sono quelli della discriminazione razziale, il caldo e la semplicità degli avvenimenti spingono a una certa leggerezza di giudizio, ma, come ben rappresenta la fotografia in b/n, le sfumature fanno la differenza e le opinioni, in situazioni come queste, non devono mai oscurare i fatti, soprattutto quando è in gioco la vita delle persone. Il valore etico del film di Lumet è trascinante ed entusiasmante, è un film a tesi che rimette in discussione il senso del cinema, le opinioni degli spettatori e il giudizio dei 12 uomini.

L’impianto teatrale impone una recitazione superlativa e, gli attori, fanno un lavoro eccellente. Su tutti giganteggia Henry Fonda, in uno dei suoi ruoli più iconici, qui presente anche come produttore. Grandi dialoghi punteggiano la sceneggiatura che scorre come un orologio e inchioda lo spettatore, rimescolando il giudizio e il senso morale.

E nella pellicola viene sottolineata l’importanza della retorica, la necessità del senso della parola e della sua spettacolarità: la parola, qui, è il vero spettacolo. E’ impressionante come la sceneggiatura non faccia mai trasparire un senso di finzione, rimandandoci dialoghi eccezionali.

La parola ai giurati è un film indispensabile, sia in termini di contenuto, per il forte valore etico e il significato del senso di giustizia, sia in termini cinematografici per la grandissima e acuta regia e le stupefacenti interpretazioni dei protagonisti, tutti al servizio di una sceneggiatura ad orologeria, pressoché perfetta.

Il film fu un grande successo di critica che lodò l’originalità del soggetto e l’interpretazione, un po’ più tiepida fu l’accoglienza del pubblico. A distanza di anni, il film ha guadagnato in popolarità e molti critici lo citano tra i film più belli della storia del cinema.

Il film di Lumet, nato da un progetto televisivo, ha avuto numerosi adattamenti: tra questi ricordiamo una versione del 1997, diretta da William Friedkin, con James Gandolfini, una versione del 2007 di Nikita Mikhalkov, premiata a Venezia e un paio di remake indiani e cinesi. Numerose anche le versioni teatrali

Cast:

Sidney Lumet è stato uno dei più grandi registi americani del secolo passato. Morto nel 2011, ha esordito nel 1952 con alcune produzioni televisive, ma il primo film da grande schermo è stato proprio La parola ai giurati. Nella sua lunga carriera ha firmato molte opere importanti come Quel pomeriggio di un giorno da cani, Tootsie e Quinto potere mantenendo sempre uno stile lucido, aderente alla realtà e urbano. E’ stato candidato a 5 Oscar, vincendone uno alla carriera nel 2005. Il suo ultimo film è stato il bellissimo Onora il padre e la madre del 2007.

Henry Fonda è un attore fondamentale nel panorama hollywoodiano. Nato nel 1905 nel Nebraska e morto nel 1982, capofamiglia di una generazione numerosa di attori, Fonda è stato nominato agli Oscar 3 volte, vincendo due premi: un Oscar alla carriera nel 1981 e per Il lago dorato nel 1982.

Tra i suoi capolavori vogliamo ricordare C’era una volta il west e Furore. Il suo ultimo lavoro è stato per la TV: Summer solstice del 1981.

Tra i 12 giurati abbiamo anche il grande attore Martin Balsam. Balsam nasce nel 1919 e muore nel 1996 a Roma. Esordisce in Tv nel 1949 con il telefilm Suspense. Tra i suoi numerosi film ricordiamo Psyco, Colazione da Tiffany e, in Italia, La piovra 2. Ha vinto un solo Oscar, come attore non protagonista, per L’incredibile Murray, nel 1966. Il suo ultimo lavoro è stato il modesto Legend of the spirit dog.

In un film parlato come questo, il montaggio deve essere perfetto, per non rendere la visione noiosa o confusionaria. Il montatore Carl Lerner ha fatto un lavoro eccellente. Lerner inizia la sua carriera con Cry murder nel 1950, tra i suoi lavori migliori segnaliamo Una squillo per l’ispettore Klute e Un uomo a nudo. Ha anche diretto due film, senza successo.

La parola ai giurati ha avuto tre nominations agli Oscar, senza vincerne nessuno. Ha anche avuto 4 nominations ai Golden Globes, senza successo anche qui. In compenso ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino del 1957.

La scena da incorniciare:

in un film parlato come queste non ci sono particolari scene da segnalare, tutto il film è da ricordare e rivedere a memoria.

Ecco il trailer e un passaggio del film:

 

 

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