Abbiamo visto Un caso di chiaroscuro (A case of chiaroscuro), il quarto episodio di Star Trek: Strange New Worlds 4, da pochissimo disponibile su Paramount+. Questo il nostro commento.
C’è un sottile confine tra il tributo d’autore e la semplice scorciatoia stilistica, ed è esattamente su questo filo del rasoio che si muove il nuovo episodio di Stra Trek: Strange New Worlds. La puntata si presenta come una parentesi visivamente affascinante e ricca di atmosfere, pur mostrando più di un limite nell’impianto narrativo e nell’originalità del racconto.
Dal punto di vista puramente estetico, l’episodio si attesta come un lavoro di regia notevole sfruttando con maestria un bianco e nero elegante e denso di ombre, giustificato all’interno della storia da una radiazione stellare “ad hoc“. Qui la fotografia trascende la mera trovata tecnica per omaggiare apertamente i grandi classici del cinema di spionaggio, da Alfred Hitchcock al capolavoro di Michael Curtiz, Casablanca. Purtroppo questo gioco al citazionismo – che spesso troviamo anche nel passato della saga – rischia a tratti di risultare poco originale, fin troppo smaccato e derivativo, se non addirittura divisivo.
Il mistero del doppione e il confronto con Ai confini della realtà
L’elemento più controverso dell’episodio risiede però nel cuore stesso della trama: l’incredibile e inspiegabile somiglianza tra il personaggio di Una e la figura di Navette. Storicamente, quando Star Trek ha abituato il pubblico a pianeti fotocopia della Terra, società modellate sul gangsterismo degli anni ’30 o regimi alieni specchio della nostra storia, la scrittura ha quasi sempre cercato di ancorare l’assurdo a una parvenza di logica fantascientifica, tirando in ballo la contaminazione culturale o particolari interferenze temporali. In questo caso, al contrario, la narrazione richiede di accettare la presenza di una sosia perfetta per pura casualità cosmica, affidando la spiegazione a una semplice e sbrigativa battuta del dottor M’Benga sull’immensità dell’universo.
Questo specifico approccio richiama da vicino lo stile di Ai confini della realtà (The Twilight Zone), un universo televisivo del passato in cui l’irrazionale accadeva semplicemente perché funzionale al racconto, senza la necessità di giustificazioni tecniche. Sebbene l’idea di affidarsi alla pura suggestione sia una scelta di per sé legittima, lascia aperto un buco di trama fin troppo evidente.
Fate un recap leggendo la recensione del primo episodio (Valles Marineris), del secondo episodio (The Griffin Incident), del terzo episodio (Human Best Friend). Sono disponibili già i commenti al quinto (Ordini di Grandezza), sesto (Fuori Orario) e al settimo (Come cronotani attraverso la clessidra).
Un intreccio narrativo che si adagia sui cliché
La volontà di mettere al centro un’avventura dal forte sapore drammatico rappresenta indubbiamente un segnale positivo per lo show, ed è sostenuta da un’interpretazione solida e carismatica da parte di Rebecca Romijn. Il racconto sceglie di rievocare i toni classici del cinema anni ’40 per raccontare la lotta tra gli occupanti e i ribelli locali, ma è proprio nello sviluppo di questa dinamica che la puntata mostra il suo lato più debole.
Dove serie storiche della saga ed espansioni moderne di altri grandi universi sci-fi avevano saputo rielaborare l’immaginario della Seconda Guerra Mondiale, per costruire conflitti complessi e imprevedibili, Un caso di chiaroscuro preferisce una via decisamente più comoda e già vista. La patina d’epoca e le atmosfere rétro offrono un quadro suggestivo, ma la trama finisce per adagiarsi su uno schema fin troppo classico di guardie e ladri, senza regalare veri colpi di scena o una scrittura particolarmente sofisticata. Sembra di trovarsi in un puro “esercizio di stile” fine a se stesso. In poche parole “Pura sperimentazione!”.
In Conclusione
Un caso di chiaroscuro si rivela un esperimento stilistico riuscito soltanto a metà. Si tratta di un capitolo indubbiamente bello da vedere, girato con grande cura formale e sorretto da un cast all’altezza della situazione, ma purtroppo frenato da una scrittura che concede troppo alla coincidenza e da uno svolgimento narrativo un po’ timido. Quando i riflettori del pianobar si spengono, resta il piacere per una parentesi formale di alto livello, unito però al rammarico per un intreccio che, al di là dell’ottima confezione visiva, fatica a rimanere davvero impresso.
Purtroppo, a fine della visione di questo quarto capitolo, a chi scrive sorge spontanea una domanda:
“Ma Star Trek ha veramente bisogno di tante sperimentazioni, delle molte citazioni e di puri esercizi di stile…?”
Commento a Un caso di chiaroscuro, ep4 di Strange New Worlds

Data di creazione: 2026-08-14 17:08
2.5
Scopri di più da Universal Movies
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Dove si vede?.
Su Paramount+