Dopo la notizia della morte di George Gaynes, oggi dobbiamo segnalarvi anche la scomparsa di un regista che non si è mai piegato alle regole dell’establishment cinematografico; a causa di un cancro, all’età di 75 anni è morto Andrzej Zulawski.

Il regista, nato a Leopoli nel 1940, è cresciuto a Parigi dove il padre lavorava come addetto culturale presso l’Ambasciata della capitale francese. Gli inizi della carriera cinematografica avvengono sui set del regista Andrzej Wajda in cui svolge il ruolo di assistente personale.

L’esordio avviene nel 1971 con La terza parte della notte ottenendo molto successo in vari festival, ma la consacrazione avviene nel 1981 con Possession, interpretato da Sam Neill e da una glaciale Isabelle Adjani, una commistione di thriller psicologico e horror che scatena le ire della censura (ire che si ripercuoteranno per tutta la sua carriera a causa di altri film dai contenuti disturbanti e per niente rassicuranti).

Nel 1985 gira Amour braque – Amore balordo, in cui dirige la giovane Sophie Marceau (ripresa molto spesso nuda) che diventerà sua compagna per quasi vent’anni, nonostante i 26 anni di differenza e con cui girerà un altro film nel 2000, ovvero La fidélité.

Caratterizzato da uno stile vorticoso e a tratti eccessivo, fatto di lunghi carrelli e virtuosistici piani-sequenza, il cinema di Zulawski ha sempre saputo prendere lo spettatore e trascinarlo in mondi dai tratti onirici che rispecchiano quelli di David Lynch (il quale ha dichiarato di amare molto Possession), nonostante la critica lo abbia colto quasi sempre con riserbo e stizza. Con lui non se ne va solo un regista, ma anche un modo di concepire e fare cinema che ha avuto coraggio nell’andare sempre controcorrente, lontano dalle mode e dalla semplicità che permeano il cinema odierno.