Col weekend alle spalle possiamo fare qualche considerazione sui vincitori della 71a edizione del festival di Cannes che ha visto trionfare Shoplifters del giapponese Hirozaku Kore-eda.

Shoplifters è piaciuto alla critica presente alla Croisette, ma occorre subito specificare che in questa edizione di Cannes – polemiche a parte – erano presenti alcuni film meritevoli alla Palma d’oro.

Cominciamo a parlare subito dei “nostri” Dogman e Lazzaro Felice. Il film di Matteo Garrone – che a Cannes ha vinto due volte il Grand Prix con Gomorra e Reality – ha ottenuto dieci minuti di applausi lasciando sperare che potesse aggiudicarsi il premio principale. Si è dovuto accontentare del premio al miglior attore andato allo straordinario Marcello Fonte, il che non è cosa da poco.

Il film di Alice Rohrwacher, invece, ha condiviso il premio per la miglior sceneggiatura con Nader Saeivar e Jafar Panahi (3 Faces): un buon risultato, in ogni caso.

Il polacco Pawel Pawlikowski si è aggiudicato il premio per la miglior regia per Cold War: il film ha catturato per il suo raffinato bianco e nero e per la sua capacità di coniugare una storia d’amore con la Storia europea durante la Guerra Fredda.

Spike Lee ha invece conquistato tutti col suo BlacKkKlansman che ha vinto il Grand Prix: il film è piaciuto, ma viene da pensare che il premio sia andato più al regista che al film in sé. Un discorso simile può essere fatto anche per Jean-Luc Godard e il suo Le Livre d’Image a cui è andata la menzione speciale della giuria. Dopotutto, anche il precedente film del regista (Adieu au langage) vinse il premio della giuria: film che riflettono sul cinema, sul linguaggio e sulle immagini.

Les Filles du Soleil di Eva Husson, invece, ha scontentato praticamente tutti: il film sulle combattenti curde, grondante di retorica, non è piaciuto e non ha avuto da subito alcuna speranza di aggiudicarsi qualsivoglia premio. Anzi, il premio fittizio di film peggiore film presentato a Cannes potrebbe averlo vinto.