Bliss Film Recensione
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Bliss: recensione del film con Owen Wilson e Salma Hayek


Disponibile su Amazon Prime Video dal 5 febbraio scorso, Bliss è un film scritto e diretto da Mike Cahill, nel cui cast annoveriamo quali personaggi principali  Owen Wilson e Salma Hayek. Questa la recensione.

Mike Cahill ha già dato prova di sè con due film abbastanza interessanti, Another Earth (2011) e I Origin (2014), due prodotti con cui ha esplorato l’intimo umano attraverso ambientazioni fantascientifiche cariche di pathos e mistero. Con Bliss il regista/autore cerca di ripercorrere le stesse strade già battute nelle sue precedenti opere, ahinoi offrendo un risultato a dir poco deludente.

La trama segue la storia di Greg che, intristito da una vita fatta di malori, crisi familiari e problemi lavorativi, e dopo una travagliata e tragica giornata, incontra Isabel. La donna, attraverso alcune rivelazioni e salti multidimensionali, sconvolge l’esistenza grigia dell’uomo, il quale sembra credere alle fantastiche tesi della misteriosa donna.

Il film riprende cliché più volte battuti nella filmografia di genere, e lo fa con un occhio particolare a pellicole quali Il mondo sul filo (film per la TV del 1973) e Tredicesimo Piano, lungometraggi entrambi tratti dal romanzo Simulacron 3 di Daniel F. Galouye, con tematiche poi riprese e ampliate nel più famoso Matrix. Con quest’ultima pellicola, inoltre, Bliss ripropone le famose pillole “rossa o blu”, trasformandole per l’occasione in cristalli “gialli o blu”. In questo caso però i cristalli non sono rivelatori o meno di una verità nascosta, ma una sorta di droga che può alterare la percezione della realtà.

Citazioni “pericolose” a parte, Bliss parte da una buona idea di base, senza però riuscire a decollare, con un inizio intricante vanificato da un andamento convulso, da una regia confusa e da una recitazione più volte non all’altezza della situazione. In definitiva Bliss non presenta nessuno degli elementi apprezzati in Mike Cahill con Another Earth e I Origin. Intensità, Sentimento, Profondità e Mistero qui risultano dosati e amalgamati in malo modo, tanto da non esser fruiti come dovuto. Il risultato finale è un profondo senso di vuoto e una grande insoddisfazione.

Owen Wilson appare nella sua interpretazione come un pesce “fuor d’acqua”: l’attore non riesce ad entrare profondamente nella parte. Lo spettatore quindi non viene empaticamente in contatto con quella che dovrebbe essere l’intima complessità di Greg, dovendosi accontentare di una analisi estremamente superficiale. Funziona un po’ meglio Salma Hayek che, a differenza del collega, si muove abbastanza bene all’interno del suo ruolo, riuscendo a dare una giusta dimensione alla misticità di Isabel.

A causa di un andamento sceneggiativo sconclusionato, la storia tra Greg e Isabel, insieme alle loro interazioni interdimensionali, viene avvolta da intrecci illogici, macchinosi e fini a se stessi. Allo stesso modo i dialoghi che, perdendosi in ampollose elucubrazioni e caotiche piroette, tendono ad annodarsi indissolubilmente.

Classificazione: 2 su 5.

 

 

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