Nei giorni scorsi il regista Denis Villeneuve e l’attrice Sylvia Hoeks hanno presenziato a Roma durante la conferenza stampa di presentazione relativamente a Blade Runner 2049.

Durante l’evento è stato mostrato un lungo footage, al momento protetto da embargo. A tal proposito quest’oggi siamo lieti di offrirvi la nostra intervista esclusiva al regista del film, Denis Villeneuve, e all’attrice Sylvia Hoeks.


Questa di seguito la nostra intervista.

Denis il tuo film uscirà in Italia il 5 ottobre 2017 ovvero due giorni prima del tuo 50° compleanno. Il tempo che passa è uno dei temi fondamentali di Blade Runner: cosa ci puoi dire rispetto a questo argomento?

Più invecchio e più mi sento in pace con me stesso; gli anni passano molto velocemente ed in questo 50° posso finalmente prendermi una pausa per meditare sul passato e per evolvere come filmmaker nel futuro. Trovo che internet sia una cosa molto interessante se parliamo di tempo accelerato e di flusso continuo di notizie: quello che trovo strano nel mondo contemporaneo è però la fame insaziabile di news. A volte come filmmaker si lavora per anni per costruire suspense per cui rimango perplesso rispetto all’ingordigia di anteprima rispetto ad un film; trovo assillante ma so che fa l’eccesso di informazioni che il nostro periodo ci richiede.

Sylvia quale è la tua opinione in merito al tempo?

Ho imparato ad accettare l’imperfezione molto di più di quando ero giovane e mi sembra di cambiare ogni 7 anni: se mi guardo molto indietro nel tempo vedo le fasi che ho attraversato e tutte le esperienze che ho accumulato mi permettono di godere di più il presente.

Cosa avete provato quando avete visto il primo Blade Runner?

Sylvia: Lo vidi con mia sorella ed eravamo entrambe molto giovani; ha avuto un forte impatto su di me anche per la grande interpretazione dei protagonisti Harrison Ford e Rutger Hauer tanto che non potei dormire la notte e mi ricordo che nella mia testa risuonava la domanda: “Cosa succede se”? “Cosa succede se”?

Villeneuve: quando vidi il film la prima volta ebbi l’ispirazione di diventare un regista a causa del forte turbamento che mi provocò:In quel periodo ero un grande fan di sci-fi ed ero alla ricerca di un film di forte impatto di natura futuristica ma non era facile trovarne e Blade Runner mi conquistò. Ciò che apprezzo di più in un film futuristico non è quello che si impara rispetto al futuro ma rispetto al presente.

Denis come definiresti in due parole le caratteristiche che rendono l’attore Ryan Gosling perfetto per questo ruolo?

È un attore fantastico che porta il film sulle sue spalle dall’inizio alla fine in ogni singolo frame. Per il mio modo di lavorare gli attori sono importantissimi: quando faccio il casting infatti qualsiasi membro del cast è fondamentale, anche le comparse lo sono, tanto che scelgo personalmente ognuno di loro in mezzo a migliaia di persone: questo succede perché ho un approccio molto visuale nel mio lavoro.

Sylvia sappiamo che hai avuto delle azioni molto intense sul grande schermo con Robin Wright. Puoi parlarcene?

Tutti noi conosciamo Robin Wright per la sua interpretazione in House of Cards e per la sua grande professionalità. Sin dal primo giorno sul set mentre eseguivamo performance è stata per me di grande supporto sopratutto in scene molto difficili da portare a termine. Per ciò che riguarda il mio personaggio ho dovuto usare le mille sfumature di carattere che una donna può avere e devo ammettere che questo ruolo è stato uno di quelli che più ho amato nella mia carriera e sono stata felice di avere avuto questa grande opportunità.

Denis potresti raccontare la tua collaborazione con il direttore della fotografia Rodger Deakins e come avete collaborato?

È raro per un filmmaker che lavora su un film di questo budget avere un controllo come nel mio caso, ciò mi ha permesso di giocare con i colori, cosa per me nuova. Il colore giallo è per me molto importante perché è collegato all’infanzia. È molto difficile da usare ma ho avuto la fortuna di avere uno scenografo come Lawrence G. Paull che è tra i più bravi al mondo ed è stato molto entusiasmante lavorare con lui. Inoltre io e Rodger Deakins abbiamo fatto una ricerca visuale molto approfondita prima di iniziare a girare: Volevamo ricreare un ambiente e una luce simili al primo Blade Runner per mantenere queste due componenti ritenute per noi essenziali. La grande differenza rispetto al primo è che nel mio film nevica e quindi i colori sono più freddi e per questo ho tratto ispirazione dal fatto che io essendo canadese ho una intima relazione con l’inverno. Per me la qualità della luce è un punto di partenza quando inizio a girare un film; In questo Blade Runner ci sono alcuni momenti in cui abbiamo usato colori neri scuri ed altri con la predominanza dell’ argento e dei bianchi.

Per quanto riguarda l’utilizzo delle immagini generate da computer che spazio hanno avuto all’interno del tuo film?

Una delle prime decisioni che abbiamo preso in produzione è stata quella di costruire tutto il set e anche gli attori sin dall’inizio volevano sapere se dovevano lavorare di fronte ad un green screen oppure no. Ho voluto ricostruire ogni singolo oggetto, ogni singolo veicolo, usando poco il green screen e considero un privilegio potere compiere questa scelta in maniera autonoma. Sono convinto che dovremmo tornare a fare più film come nel passato dove si lavorava sul set con cose vere; è importante per gli attori focalizzarsi sulla loro interiorità e sulle relazioni che hanno con lo spazio anzichè rimanere troppo astratti. Ho provato ad utilizzare il green screen qualche volta ma poi mi sono reso conto che preferisco gli oggetti veri. Lo detesto perché si ha poca libertà espressiva e riduce il film ad un calcolo matematico, ciò impone forti limiti che non tollero e che mi ruba energia vitale.

Ci puoi raccontare Sylvia che rapporto c’è con il personaggio interpretato da Jared Leto e come è stata la relazione fra i vostri due personaggi?

Prima di lavorare assieme ci conoscevamo poco devo dire che è stato piuttosto intrigante vederlo lavorare sul set. Il suo personaggio ha apportato elementi unici ad alcune scene, il che mi faceva venire voglia di approfondire ancora di più il mio personaggio.

Il film ha immagini che riportano ad una condizione ancestrale di involuzione dell’essere umano. E’ quello che hai voluto esprimere nel film Denis?

Credo che siamo in un periodo di transizione nella storia del genere umano sopratutto per ciò che riguarda il nostro rapporto con la tecnologia: ovviamente non parlo di tutto il genere umano ma solo di quelle persone che possono disporre di questa tecnologia. Spesso per stare al passo coi tempi perdiamo il contatto con la nostra natura e secondo me non è una cosa positiva, spero pertanto si possa trovare un modo per risolvere questo problema perché essere distratti dalla tecnologia è un fattore negativo, ho pertanto cercato di esprimere nel mio film questo bisogno di ritorno alle origini.

Che posto ha la fantascienza nella tua vita?

Quando ero più giovane leggevo molti graphic novelist sci-fi francesi e del Belgio e in quel periodo ero molto interessato alla microbiologia perché mi permetteva di calarmi nello sconosciuto così come il sci-fi. Credo che nonostante ci siano ottimi libri di science fiction non credo ci siano altrettanti grandi film dello stesso genere. Sono però grato a Cristopher Nolan perché ci ha regalato film strepitosi di questo genere.

Denis come ci si sente a riproporre in chiave diversa un film icona con tantissimi fan in ogni parte del mondo?

Mi ci sono voluti mesi prima di accettare l’incarico di dirigere questo film e so che confrontarmi con un capolavoro le mie probabilità di successo sono minime. L’accettazione di ciò mi ha permesso di sentirmi libero di esprimermi senza aspettarmi nessun ritorno e questo è stato per me un grande punto di arrivo personale. E un film completamente diverso rispetto al primo anche se è stato riprodotto un ambiente simile. Il sound design del primo ha inoltre ha avuto un forte impatto sul pubblico perché ha saputo creare emozioni forti, lo stesso discorso vale per la musica: Con i musicisti Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch ho insistito affinché usassero gli stessi strumenti usati da Ridley Scott in modo di non allontanarsi troppo dal capolavoro. Credo inoltre che per ricreare un film di questo tipo bisogna disporre di molta melanconia e la voglia profonda di esplorare la condizione umana. Per me il cinema è una forma d’arte e non esiste arte senza rischio. Senza voler essere arrogante credo sia il film migliore che ho realizzato finora.


Blade Runner 2049 è diretto da Denis Villeneuve. Nel cast Ryan Gosling, Harrison Ford, Dave Bautista, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Carla Juri, Mackenzie Davis, Lennie James, Jared Leto e Robin Wright.

La Sinossi. Trent’anni dopo gli eventi del primo film, l’Agente K della Polizia di Los Angeles, un nuovo cacciatore di replicanti, scopre un segreto sepolto da tempo che potrebbe gettare nel caos quello che resta della società. Tale scoperta spinge l’Agente K alla ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex cacciatore di replicanti della Polizia di Los Angeles scomparso 30 anni prima.

Blade Runner 2049 arriverà nelle sale il 6 ottobre 2017.